Domani Buongiorno Slovacchia non uscirà; il Paese celebra i suoi patroni

Domani, 5 luglio, in Slovacchia è Festa nazionale. Si celebrano Cirillo e Metodio, missionari che evangelizzarono nel IX secolo il territorio della Grande Moravia, principato di cui la Slovacchia era parte. I due fratelli Metodio e Costantino (che prese in seguito il nome monastico di Cirillo), nati tra l’820 e l’828 a Salonicco (la macedone Tessaloniki, seconda città dell’Impero bizantino), erano figli di Leone, droungarios dei bizantini e governatore militare a Salonicco, e Maria, che potrebbe essere stata una slava, anche considerando la forte presenza slava in città a quel tempo. Le poche notizie sui due provengono principalmente dalle loro “Vitae” scritte in paleoslavo, che parlano di un Costantino affamato di sapere, che si trasferisce a Costantinopoli per perfezionare i suoi studi di teologia e filosofia. Lì diviene sacerdote ed entra nelle grazie di Fozio, uomo di spicco nel mondo della cultura e della politica, che ne diviene precettore (il padre, nel frattempo, era morto).

Tra le molte arti per le quali Costantino dimostrò talento, le lingue divennero suo pane quotidiano, e nei viaggi diplomatici che affrontò in compagnia di Fozio, soprattutto in Oriente, potè sfoggiarne almeno sei che parlava correntemente. Costantino, assieme al fratello Metodio, dopo una missione in Crimea che gli fece rinvenire le reliquie di Papa Clemente I morto lì nell’anno 97, divenuto Patriarca di Costantinopoli l’amico Fozio, venne inviato in Pannonia e poi nell’863 in Grande Moravia, a seguito della richiesta di missionari fatta dal locale Principe Rastislav. Costantino-Cirillo si mise a tradurre il Vangelo di Giovanni per i nuovi fedeli slavi, utilizzando un alfabeto paleoslavo di sua invenzione, che venne detto glagolitico e fu la base per quello che oggi conosciamo come alfabeto cirillico. Tradusse poi la liturgia, utilizzando la lingua appena codificata, cosa che era in anticipo sui tempi di almeno mille anni. Soltanto il Concilio Vaticano II, a metà degli anni Sessanta del secolo scorso, permise di celebrare la liturgia nelle lingue nazionali.

Ma Cirillo ebbe la capacità di difendere con energia la sua visione di una liturgia comprensibile a tutti, letterati e meno, e quando i fratelli vennero richiamati a Roma per dare spiegazioni riuscirono a convincere Papa Adriano II, che dette loro licenza di utilizzare quella lingua nelle celebrazioni liturgiche. Fino ad allora le uniche lingue permesse dalla Chiesa erano il greco, l’ebraico e il latino. Sarà di nuovo così dopo che le pressioni dei vescovi franchi, che avevano pretese sul territorio della Grande Moravia, riuscirono a far ritirare dal successivo Papa Giovanni VIII l’anomala decisione. Cirillo morì però a Roma nell’869 dopo essere divenuto monaco, e venne sepolto nella Basilica di San Clemente del quale aveva riportato a Roma le spoglie. E Metodio, che rientrò in Moravia e venne nominato Vescovo, subì poi le ritorsioni dei franchi, inclusa una prigionia di due anni, dato che il successore di Rastislav, il principe Svatopluk, era più favorevole ai tedeschi. Metodio morì nell’885 e i suoi discepoli vennero incarcerati e venduti come schiavi a Venezia.

I pochi che riuscirono a fuggire si rifugiarono in Bulgaria e in Dalmazia, territori dove grande è la tradizione e la venerazione della popolazione per i due fratelli. Papa Giovanni Paolo II rese i due Santi nel 1980 Patroni d’Europa (quali evangelizzatori dei popoli slavi) insieme a San Benedetto da Norcia (per i paesi dell’Europa occidentale), e sono ricordati come gli “apostoli slavi”, pur essendo di origine greca. I due fratelli sono stati in effetti anelli di congiunzione e ponte spirituale tra la tradizione orientale e la tradizione occidentale, con fondamentali implicazioni culturali. Entrambi i santi sono venerati sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa.Nella lettera enciclica Slavorum Apostoli del 1985, a loro dedicata, Giovanni Paolo II ha scritto: «Attuando il proprio carisma, Cirillo e Metodio recarono un contributo decisivo alla costruzione dell’Europa non solo nella comunione religiosa cristiana, ma anche ai fini della sua unione civile e culturale». Questa frase è stata ricordata l’anno successivo dall’oggi Beato Giovanni Paolo nel corso di una visita pastorale a Ravenna. E a Ravenna, sulla parete settentrionale del Duomo, la stessa frase è riportata su una lapide commemorativa la cui installazione è stata curata nel 2009 dall’Associazione Allegra con l’Arcidiocesi ravennate, coinvolgendo istituzioni slovacche quali Matica Slovenska, il Ministero della Cultura, l’Ufficio per gli Slovacchi all’Estero e la Regione di Trnava, e il patrocinio morale del Cardinale slovacco Jan Chryzostom Korec, importante testimone della Chiesa del silenzio in Cecoslovacchia durante il regime comunista.

La festa dei Santi Cirillo e Metodio fu decretata ufficialmente nel 1863 fissandola in Slovacchia al 5 luglio, mentre in Russia ed altri paesi slavi viene celebrata il 24 maggio. Nel 2013 sono previste le celebrazioni del 1150° anniversario dell’arrivo dei santi missionari in territorio slovacco, occasione per la quale le autorità religiose e politiche slovacche hanno già provveduto ad inoltrare formale invito a Papa Benedetto XIV perché compia una visita pastorale nel Paese, dopo che il suo predecessore fece la sua ultima apparizione in territorio slovacco (di tre totali nel suo pontificato) nel 2003, già visibilmente ammalato.

Il nostro quotidiano Buongiorno Slovacchia domani non uscirà, unendosi alla Festa nazionale. Rinnoviamo dunque l’appuntamento coi nostri lettori per il giorno seguente. Grazie e a mercoledì!

(La Redazione)

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