Franco Baresi: per emergere serve fisico e tecnica, ma soprattutto testa

Franco Baresi al reparto oncologia pediatrica Bratislava (foto VUB)

Ieri mattina abbiamo incontrato per caso Franco Baresi. A Bratislava… Stava entrando nello studio televisivo di TA3, la tv all news slovacca, per un’intervista dal vivo. Capitano del Milan negli anni Novanta e giocatore notissimo anche all’estero, Baresi si trovava nella capitale slovacca per presentare un summer camp del Milan che si terrà a luglio, in cooperazione con VUB Banka, uno dei maggiori attori bancari del mercato slovacco e uno dei maggiori investimenti italiani in questo Paese. VUB appartiene infatti al 100% al Gruppo Intesa Sanpaolo.  Siamo entrati con lui nello studio mentre lo stavano microfonando, e abbiamo scattato un paio di immagini (di pessima qualità).

Ma non ci bastava, e abbiamo chiesto di poterlo vedere più tardi, alla fine della giornata slovacca che sarebbe stata intensa. Dopo una conferenza stampa presso lo stadio del quartiere periferico di Dubravka ed un simbolico calcio di inizio dell’appuntamento, Baresi è stato all’ospedale pediatrico di Bratislava-Kramare, a visitare bambini malati di leucemia e i loro genitori. A Kramare, la Fondazione VUB ha sponsorizzato a febbraio con 30 mila euro l’installazione dell’aria condizionata nell’unità di trapianto del midollo osseo per bambini leucemici. Nel 2007 la fondazione aveva aiutato la ricostruzione e ampliamento dell’unità. Baresi è stato poi alla sede della banca, a Mlynske Nivy, dove si è intrattenuto con i dipendenti e ha pranzato con il presidente e ceo Ignacio Jaquotot.

Poco prima che prendesse l’aereo per tornare a Milano, lo abbiamo potuto incontrare in albergo per fare una breve chiacchierata rilassata, con qualche spunto anche ironico. Qui di seguito il resoconto.

Baresi, la caccia del Milan ad Hamsik forse è più dura di quanto pensavate: è per questo che avete deciso di coltivarvi un nuovo Hamsik direttamente in casa?

(Ride..) Beh, noi siamo presenti con queste iniziative in Europa e nel Mondo. Abbiamo voluto dare la possibilità a giovani capaci di partecipare a una nuova esperienza, e abbiamo anche così la possibilità di visionare nuovi ragazzi. Il Milan Junior Camp di tre giorni, è dedicato ai ragazzi tra i 9 e i 13 anni. I turni saranno di 3 ore al mattino di allenamento e 3 ore nel pomeriggio di partitelle, dove gli allenatori potranno vedere come i piccoli si muovono. Il camp è organizzato in collaborazione con la Federazione calcio slovacca, che ha già selezionato i partecipanti, che saranno anche di una certa qualità. Il supervisore del Milan a Bratislava sarà Pierino Prati [ex del Milan, campione europeo nel 1968 e vicecampione mondiale nel 1970], che sarà in campo anche come allenatore, accompagnato da due colleghi italiani e due slovacchi. Credo sia una bella iniziativa per questi ragazzi, il Milan è conosciuto in tutto il mondo e noi abbiamo l’opportunità di avvicinarci a loro e di fare qualcosa di positivo anche sul piano umano e sociale.

Lei entrò in Serie A molto presto, a 17 anni. Era più difficile allora o adesso entrare così presto in prima fila in un club importante? [Baresi andò al Milan nel 1977, pur giocando in quella stagione una sola partita].

Credo che sia sempre difficile. Dipende molto dal momento e dai tanti fattori che possono influenzare la cosa. Se uno è bravo, alla lunga viene fuori. Oggi mi chiedevano quali sono le qualità per un giovane per poter riuscire. Le qualità che tante volte un ragazzo ha – qualità fisiche, qualità tecniche – a volte non bastano, ci vuole anche la testa. Altre volte, uno ha la testa ma non ha fisico e tecnica. Credo che alla lunga la testa sia fondamentale, conta il modo in cui uno si propone, si allena, si impegna, come vive. Sono tutti fattori fondamentali per far sì che un ragazzo possa riuscire a porsi degli obiettivi importanti.

Lei ha fatto anche l’allenatore… come vedono i ragazzini una leggenda del calcio come lei, conoscono la sua storia, si informano?

Devo dire (..sorride..) che andando in giro i ragazzini di 10, 12, 13, 14 anni, che sono nati due generazioni dopo la mia sanno piuttosto bene chi sono. Vedo che i genitori sono bravi a tenerli informati. Questo fa molto piacere. Gli adolescenti sono una spugna, a queste età sono pronti ad assimilare tutto. È comunque importante saperli trattare, saperli coinvolgere, saperli motivare. L’atteggiamento di un allenatore è importante, l’influenza che ha sui bambini è fondamentale, necessita di responsabilità, non è un mestiere facile. Noi al Milan abbiamo anche una scuola di allenatori, facciamo una selezione per insegnare a gestire i bambini, siamo molto attenti a questo.

Nel 1980 il Milan fu retrocesso in Serie B per una questione di calcio scommesse. Trent’anni dopo siamo ancora qui [con il nuovo scandalo scommesse appena avviato], e nel frattempo altre vicende sono accadute. Che cosa si può fare?

Mah, questa situazione è difficile anche da commentare, credo che dobbiamo essere bravi a isolare chi cerca di fare del male allo sport più popolare del mondo per rispetto di chi ama il calcio, per rispetto dei tifosi che sono la parte che va tutelata. E la giustizia deve fare il suo corso.

Nel salutarci, Baresi ha voluto sottolineare che «oggi è stato bello, ho trovato grande entusiasmo, una grande accoglienza. Qui la passione per il calcio è forte, la Slovacchia è cresciuta molto.. ha messo in difficoltà anche noi con la Nazionale (…ride…)». E ci spiega che «non conoscevo questa città, la trovo bella, in grande crescita, mi dicono che si vive bene, ed è in una posizione strategica, vicino alle grandi capitali del centro Europa. Questa è stata per me una sorpresa molto piacevole».

Franchino Baresi, classe 1960, è più noto come Franco Baresi, indimenticato capitano del Milan Football Club e della Nazionale italiana. Baresi ha vestito solo la maglia del Milan (dopo essere stato scartato dall’Inter…) e nessun’altra oltre a quella azzurra della Nazionale. È stato Campione del mondo ai Mondiali del 1982, anche se non ha giocato in quanto riserva di Gaetano Scirea; finalista in quelli del 1994, durante i quali si infortunò al menisco, ma, dopo poco più di 20 giorni, giocò la finale contro il Brasile, disputando una delle sue partite più belle. Sbagliò il primo dei nostri rigori, ma ciò non toglie nulla a quei bellissimi 120 minuti da lui disputati. Occupa la diciannovesima posizione nella classifica dei migliori giocatori del XX secolo e nel 2004 è stato inserito nel FIFA 100, la lista dei 125 giocatori di calcio più grandi di tutti i tempi.

Famoso è il giudizio che su di lui espresse Gianni Brera: «dotato di uno stile unico, prepotente, imperioso, talora spietato. Si getta sul pallone come una belva: e se per un caso dannato non lo coglie, salvi il buon Dio chi ne è in possesso! Esce dopo un anticipo atteggiandosi a mosse di virile bellezza gladiatoria!».

Franco Baresi ha disputato 20 stagioni nel Milan, di cui divenne capitano dopo l’addio dell’indimenticabile Gianni Rivera, l’Abatino (così lo definiva Gianni Brera, per la sua mancanza di prestanza fisica); con il Milan ha vinto tutto, tranne la Coppa Italia: 6 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 3 Supercoppe europee e 4 Supercoppe italiane.

Per celebrare il suo addio al calcio nel 1997, il Milan organizzò il Testimonial Game “6 per sempre”, partita evento che vide una grande festa al San Siro di Milano con la partecipazione di numerose stelle del calcio. Dalla stagione successiva al suo ritiro, durante le partite casalinghe del Milan, molto spesso venne esposta nei settori della Curva Sud una grande bandiera rossonera con il cognome e il numero dell’ex-capitano.

Baresi è un esempio di applicazione, serietà e lealtà per tutti gli sportivi ed è ricordato con affetto e stima da tutti quelli che hanno giocato assieme a lui, ed anche da tutti quelli che hanno anche solo assistito alle sue memorabili partite.

(Pierluigi Solieri e Franco Wendler)

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