Nei volti la storia del nostro presente: i ritratti di Alena Adamikova

I sogni di una giovane donna che guarda al futuro con speranza, il candore di un bambino circondato da un mondo di adulti talvolta egoisti, la vulnerabilità di noi tutti davanti alle scelte e all’ineluttabilità della vita. Tutto questo parla attraverso i colori, le linee e le forme delle opere di Alena Adamikova, giovane pittrice slovacca, che lunedì scorso ha inaugurato a Bratislava la sua mostra dal titolo «Tvarou v Tvar», Faccia a Faccia, nello spazio Max Klinger dello showroom Kabinet a Bratislava, sotto la supervisione della curatrice Beata Jablonska.

Alena esibisce i lavori degli ultimi anni interamente vocati alla ritrattistica, che, lontana dalla tradizione della pura linea descrittiva osa andare oltre, per scavare dentro le anime dei soggetti ritratti. Le sue tele sono caratterizzate da un sapiente lavoro di base, fatto a matita, dalle poche linee morbide e affusolate su cui installa larghe falde di colore a olio dalle tonalità cromatiche spesso forti e ardite che contrastano nettamente con la delicatezza del tratto. Caratteristiche care alla pittura d’avanguardia, dagli impressionisti in poi, in cui si nota anche un’attenzione verso la posa fotografica e il bisogno urgente di narrare il vissuto del soggetto scelto. Alena ha tessuto il suo studio del volto e del ritratto come una tela che ha subito negli anni diverse trasformazioni.

Alena, come e perchè è nata la tua pittura ritrattistica?

Dipingere un volto è la mia passione. Questa passione è cominciata nel 2001 perchè ho voluto parlare delle persone che conosco meglio, come i parenti e gli amici. In particolare, desideravo scavare nelle loro storie personali, nei loro sogni e desideri, che sono riuscita a cogliere perchè li conosco bene. Ed è proprio questo che volevo comunicare: quando osserviamo una persona per la prima volta, e ne guardiamo il volto, incontriamo delle grandi difficoltà a capire i loro sentimenti e le loro emozioni, specie oggi che siamo abituati a vivere in maniera rapida e superficiale e dimentichiamo di conoscerci per come siamo realmente. Io ho cercato di compiere questo sforzo: ho voluto trovarmi faccia a faccia con le persone che conosco e mi circondano ogni giorno.

Le opere allestite per la mostra rappresentano fasi diverse del tuo percorso di studio e ricerca: potresti spiegarcele?

Certamente. Le prime volte in cui ho cominciato a dipingere ritratti mi sono dedicata ai volti delle donne, come quelli delle mie amiche. Il mio pensiero di partenza era di ritrarre, di ognuna, un’emozione diversa, ma allo stesso tempo non ero interessata a raccontare la loro storia personale. Il risultato è che ogni soggetto è delineato da un tratto distintivo unico e personale, ma la cui privacy viene totalmente rispettata.

[Per garantire questa sensazione di essere umano in quanto «codice da decifrare», Alena ha scelto di nominare queste tele con i numeri delle tinture per capelli (N.562, N.664, etc.). Un’idea originale scaturita anche dal fatto che l‘artista ha scoperto che tutte le sue amiche e parenti si tingono i capelli e conoscono molto bene il linguaggio (e i numeri) della cosmetica che unisce l’universo femminile].

Poi è arrivata la famosa serie Zero Position…

Si, in Zero Position il ritratto assume un’altro significato ancora. Qui non si vedono più i volti, bensì le persone ritratte sono prese di schiena, e ho voluto rendere pienamente visibile la loro nuca e le spalle. Si è trattato di un passaggio ulteriore rispetto al precedente, in quanto ho deciso di andare ancora più in profondità nella sfera intima della persona, e di esprimerne tutta la fragilità e l’ansia esistenziale. Quando una persona ci mostra la sua nuca e il collo si sta abbandonando totalmente a chi gli sta di spalle, perché è incapace di difendersi prontamente in caso di attacco. Ecco, in queste tele volevo svelare il tema della fragilità umana e della fiducia che dovrebbe instaurarsi fra gli esseri umani.

Un’immagine di grande impatto, che fa parte della collezione, è senz‘altro quella del volto di una bambina che fa da cornice a una casa immersa nel verde della campagna. Cosa simboleggia quest’opera Alena?

È un autoritratto. Quella bambina sono io da piccola e per disegnarla mi sono rifatta a una vecchia fotografia. Il disegno al suo interno vuole essere il mio sogno di donna adulta, che immagina per me e per la mia famiglia un futuro ricco di serenità e speranza. Io e mio marito stiamo aspettando un bambino e ciò che ora desidero credo che sia il sogno di tante donne come me: una casa dove vivere accanto alle persone che ami in un contesto sereno, fatto di pace a armonia.

La tua opera è intrisa di contemporaneità, perché si impegna a guardare dentro il mare di emozioni e sentimenti che animano le persone del nostro tempo. Come dimenticare quindi la serie Little Giants, interamente dedicata ai bambini…

In Little Giants ho disegnato i bambini che crescono adesso nel nostro mondo. Credo che sia difficile per loro vivere la condizione attuale perché molti di essi vengono spesso manipolati dagli adulti. Nelle tele sono disegnati coi tratti tenui e con colori eterei e cangianti proprio per esprimerne la grande purezza. Ognuno di essi tuttavia ha addosso un oggetto di colore rosso, che spicca dalla tela, a simboleggiare l’imminente pericolo, come una macchia di sangue che potrebbe intaccare la loro bellezza interiore e invadere la loro innata fragilità. I loro occhi invece guardano in basso, mai dritto l’osservatore, perché ho voluto comunicare un senso di distacco e lontananza tra il loro mondo e quello circostante. Nel loro volto si intravede una sorta di tristezza, perché in quanto donna e futura mamma, osservo con una certa preoccupazione i bambini di oggi e non sono così sicura che oggi siano veramente felici.

Alena, per comporre la tua arte, ci sono degli artisti che ti ispirano?

Ci sono degli artisti che mi ispirano e sono tutti contemporanei. Mi piacciono molti i pittori belgi e tedeschi della seconda metà del XX secolo; ma anche i pittori figurativi del ritratto. Quando mi trovo nella posizione di non sentirmi soddisfatta del mio lavoro do uno sguardo ai miei artisti preferiti e trovo in loro delle connessioni per continuare il mio lavoro.

Nata a Revúca in Slovacchia, nel 1972, Alena Adamikova, si è diplomata nel 1997 all’Accademia della Belle Arti e Design di Bratislava e proprio quest’anno ha ultimato il suo dottorato dedicato alla pittura e al graphic design. Ha vinto un premio alla Competizione Fotografica Internazionale di Singapore ed è arrivata semifinalista allo Strabarg Artward 2009 di Vienna. Ha esibito le sue opere in tutto il mondo, tra cui le Biennali di Arte Contemporanea di Monaco, Singapore e Parigi. Info: www.alena-adamikova.com.

Lo showroom Kabinet è uno spazio della capitale che custodisce il design mondiale e l’arte contemporanea slovacca. In esso si trovano oggetti di arredamento e design e periodicamente ospita mostre ed eventi di grande eco culturale. Info: www.kabinetkabinet.sk.

Tvarou v Tvar, di Alena Adamikova, è in mostra fino al 24 giugno.

(Katia Montresor)

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