Cultura d’Impresa: Come uccidere l’Innovazione in 5 semplici mosse

Viviamo in un’epoca in cui l’Innovazione (intesa come ricerca, progresso, visione del futuro, propensione al cambiamento) è fondamentale, per cui se si resta fermi, in realtà si sta andando indietro, si perde terreno. Questo è particolarmente vero per il settore tecnologico/IT, ma è altrettanto vero che in molti altri settori la tecnologia sta correndo a ritmi molto elevati, sempre più rapidi e quindi la nostra civiltà cambia e cambierà di conserva. Operando in un settore che, per essere più competitivo ha necessità di innovare, bisognerà lasciare che “le idee corrano”, senza volerle incanalare forzatamente in questa o quella direzione, spingendo le persone a pensare in modo creativo e ad agire in maniera indipendente.

Non è facile e nemmeno così intuitivo come sembra a prima vista. Molti modi di concepire l’azienda ed il suo agire sul territorio e nel tempo, sembrano fatti apposta per frustrare le persone e la loro intelligenza creativa. Ne elenchiamo qui qualcuna.

1) Molte aziende non sono propriamente organizzate in modo da avere successo, ma lo sono per tentare di mantenere lo status quo, le posizioni conquistate; hanno un organo che prende le decisioni, ma non ascolta quello che viene dal basso, distribuisce obiettivi e compiti. Tutto molto lineare e logico, ma così facendo impedisce alle persone creative di esprimere le loro idee. Toglie loro spazio e “blinda” le decisioni. Inoltre, le persone creative ed intelligenti avranno un loro modo di vedere e concepire le cose, finendo inevitabilmente per svolgere i propri compiti seguendo una propria strada. Così ognuno spingerà in direzioni diverse, generando stagnazione delle attività. Molto meglio, invece, creare un “responsabile progetto” (che nella Apple è chiamano “DRI”, “Individui Direttamente Responsabili”) ed individuare quindi i componenti di un gruppo (Team) alle dirette dipendenze del DRI. Ciascuno sarà parte del progetto stesso, avrà compiti ed obiettivi da raggiungere.

2) Esistono numerosissimi studi e migliaia di libri sul management e tutti affrontano il problema di quanti dovrebbero essere a seconda della struttura e della grandezza dell’azienda. In realtà il problema è semplice. È stato dimostrato che buona parte della soddisfazione degli impiegati e lavoratori dipende dal grado e tipo di relazione che essi hanno con i managers. Se questi sono pochi, sarà difficile impostare giuste relazioni basate sul rapporto interpersonale (1 a 1); se invece troppi managers se ne vanno in giro per l’azienda, vi saranno confusione e frustrazione nei dipendenti e per motivi fin troppo evidenti. Se si vuole impostare in azienda una cultura dell’Innovazione bisognerà vagliare con attenzione questo aspetto, creando meno “gerarchia” possibile, facendo in modo che ogni dipendente abbia il giusto tempo da “spendere” con il proprio manager.

3) Un certo Sig. Alex Osborne creò, nel 1939, il termine “brainstorming”. Questa tecnica consisteva (e consiste ancora oggi) in un modo “creativo” di risolvere i problemi, lasciando che le idee dei partecipanti fluiscano liberamente, lasciandoli liberi di esprimere qualsiasi cosa venga loro in mente senza timore di essere ridicolizzati o frustrati, in un ambiente totalmente privo di negatività. Osborne delineò anche alcune regole per eseguire un buon “brainstorming”, fra cui:

a) Non c’è niente di meglio di una cattiva idea. Non possiamo sapere se una cattiva idea (anche la peggiore) porterà invece ad un’ottima intuizione;

b) Chiediamoci sempre, e ancora e ancora: “perchè no?”. Ci sarà sempre tempo per le cose reali, quindi lasciamo spazio alle buone idee;

c) Niente e nessuno dovrebbe bloccare il flusso delle idee. Niente “ma” o “non si può” o altri concetti da “senso vietato”. Vogliamo ascoltare solo “e…”, “o…”, “cosa succederebbe se…?”;

d) Non c’è niente di meglio di una cattiva idea (e prendiamola molto seriamente…).

4) La capacità odierna di misurare la qualità di qualsiasi attività aziendale ha rivoluzionato il modo di lavorare, a partire dalla realizzazione del primo computer. Al vertice possono arrivare quantità illimitate di dati ed informazioni, e se si dovesse rimanere bloccati perché “non si hanno dati sufficienti”… avremmo un serio problema! Moltissimi dati richiedono analisi sofisticate e spesso queste danno risultati ambigui; molte delle verità che contengono, nascondono altre verità. Questo è esattamente il momento in cui bisognerebbe fare affidamento sull’intelligenza e l’intuizione dei propri collaboratori, in particolar modo quando arriva il momento di prendere decisioni difficili.

5) Nessuno vede di buon occhio budgets illimitati per attività e progetti. Se il budget è troppo alto, la gente tende a diventare lenta e le idee dispersive. In caso contrario, ci si concentra, si affila la mente, ci si affretta e si fa di tutto per superare le barriere. È evidente, però, che budgets troppo limitati possono strangolare buone idee, tarpando le ali all’intelligenza. Questo è il caso in cui i managers dimostrano di meritarsi lo stipendio: essi seguono e valutano attentamente i progetti in corso e spostano risorse laddove esse sono realmente essenziali, oppure dove queste risorse posso rivelarsi fondamentali per alimentare un gruppo di persone capaci di dare un forte impulso in avanti.

Innovazione e Ricerca sono oggi per moltissime aziend linfa vitale. Non si può affrontare la “competizione globale” voltando la testa a guardare indietro o le punte dei piedi: l’elenco delle cose da non fare e/o da fare qui sopra riportato è in parte di tono scherzoso, ma non troppo, a ben vedere.

Evitare i problemi e non affrontarli, non intervenire al momento giusto, rifiutare il cambiamento e mantenere quel nefasto atteggiamento tipo “aspettiamo, qualcosa succederà”… sono tutte cose che inevitabilmente portano ad un disastro.

Senza quel nostro misterioso stimolo a cercare, trovare, scoprire (INNOVARE, appunto…), oggi non avremmo i tablets, gli smartphones, gli antibiotici, gli aerei, i raggi X e la TAC, ma anche una Gioconda, una Primavera, una Madama Butterfly… una Ferrari.

(Franco Wendler)

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