Processo di allargamento: i Balcani premono, l’Europa nicchia

Per chi ha interesse in questioni internazionali – che riguardano comunque un’area vicina a quella CEE, ovvero i paesi dei Balcani occidentali – proponiamo la lettura di un paio di articoli della rivista “Affari Internazionali” diretta da Stefano Silvestri, edita da uno dei maggiori Istituti di ricerca sulle questioni internazionali in Italia, l’Istituto Affari Internazionali.

Gli articoli fanno il punto a seguito del summit di Sarajevo, tenutosi la scorsa settimana e del quale abbiamo dato già qualche accenno, informando della candidatura del Ministro degli Esteri slovacco Miroslav Lajcak a possibile nuovo Rappresentante Speciale UE appunto per i Balcani occidentali.

Il vertice di Sarajevo, organizzato dalla presidenza spagnola dell’UE con l’Italia co-sponsor, voleva mettere a fuoco l’attuale situazione dei Balcani nel processo di avvicinamento all’Unione Europea, processo inevitabile in prospettiva ma oggi avversato da alcuni paesi membri. Saltata l’ipotesi di un vertice di capi di stato, ci si è dovuti accontentare di un incontro ‘ad alto livello’ (presenti praticamente tutti i Ministri degli Esteri dei 27), che ha comunque avuto un risultato importante nel vedere allo stesso tavolo Serbia e Kosovo, seppure grazie ad un artificio diplomatico (il Ministro kosovaro è intervenuto quale rappresentante ONU in Kosovo). L’UE ha speso miliardi (di euro) nella regione per aiuti economici e programmi di riforma, e ormai cinque di quei paesi, su sette, hanno già presentato domanda di adesione all’UE.

L’idea dell’allargamento, già da qualcuno ipotizzata durante gli ultimi giorni della guerra nel Kosovo nel giugno 1999, prese forma ufficiale nel summit di Zagabria del 2000. Il vertice appena concluso a Sarajevo, al quale tutta la diplomazia europea era presente, aveva come scusa la celebrazione del decennale di Zagabria. Alcuni segnali positivi di questi ultimi tempi, come il parziale mea culpa della Serbia per la strage di Srebrenica, la politica soft del presidente croato Josipovic (di recente venuto a Bratislava), un riavvicinamento tra Serbia e Bosnia avvenuto grazie alla Turchia, e le buone intenzioni espresse da un quartetto di paesi con Croazia e Serbia a tirare le fila, fanno sperare in buoni sviluppi. Ma le dichiarazioni post-vertice rimangono comunque vaghe, come le parole della responsabile della diplomazia europea, Catherine Ashton: «L’integrazione dei Balcani occidentali nella famiglia europea resta una delle ultime sfide nella costruzione di un’Europa democratica e unita».

Nel frattempo bisogna tenere conto delle preoccupazioni del popolo UE, che non è troppo favorevole ad un altro allargamento dopo la maxi-inclusione del 2004 con dieci nuovi paesi, tra cui la Slovacchia. E l’attuale ancora difficile situazione economica, con lo spettro della crisi greca – che aleggiava anche nei corridoi del vertice a Sarajevo – fa immaginare che un allargamento ai Balcani occidentali non sia pensabile nell’immediato. I costi che i paesi UE devono sostenere oggi per la Grecia potrebbero domani vedere una ripetizione – nonostante i grandi progressi sostenuti negli ultimi dieci anni – per i paesi Balcani che sono usciti in ginocchio dalle guerre degli anni Novanta, e non è pensabile che l’UE si possa permettere questo nel breve termine.  (Gli articoli sono visibili ai link http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1469http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1468).

(Pierluigi Solieri)

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