Foxconn nella bufera mondiale; a Nitra tagli di produzione e dipendenti a casa senza salario

Una delle maggiori aziende in Slovacchia, la taiwanese Foxconn che con un grosso investimento (pare oltre 200 milioni) e circa 3 mila lavoratori è una delle forze trainanti dell’economia locale a Nitra, ha fatto un taglio alla sua produzione, e i dipendenti sono destinati a rimanere a casa senza compenso. E questo succede dopo che all’inizio dell’anno era stato annunciato il lancio di nuove produzioni innovative come la Smart TV, oltre all’aumento del 50% della fabbricazione di schermi LCD, core business dell’impianto slovacco.

Gli stipendi netti in azienda sono scesi a 420 euro. I sindacati e l’Ispettorato del lavoro competente sostengono che i dipendenti hanno diritto ad una parte dello stipendio anche in caso di interruzione del lavoro, ma l’azienda ha respinto questa ipotesi. Foxconn ha acquisito in Slovacchia l‘impianto di Sony, i cui lavoratori pure si lamentavano delle retribuzioni e del ritmo di lavoro. I sindacalisti nell’azienda si stanno preparando a proteste per la pratica della gestione aziendale. «La società ci ha detto di non venire a lavorare domani, ma non avremo per questo un solo euro di compenso mentre siamo a casa», ha lamentato il rappresentante dei sindacati Oto Masaryk. L’Ispettorato del lavoro dice che il datore di lavoro sta ostacolando le trattative. Se l’azienda non ha lavoro per i suoi dipendenti deve comunque pagarli. Nel caso, è possibile negoziare con i sindacati compensazioni che rappresentino il 60% del salario.

Appena a inizio maggio, ad una richiesta del quotidiano Hospodarske Noviny di confermare gli investimenti previsti in Slovacchia da parte del colosso taiwanese per l’aumento di produzione, che avrebbe anche dato lavoro a 900 nuovi dipendenti, Foxconn glissava e non intendeva commentare.

L’azienda, che nel 2010 aveva prodotto circa 3 milioni di apparecchi televisivi in Slovacchia, è negli ultimi tempi al centro di polemiche internazionali per le condizioni di lavoro dei suoi stabilimenti, in particolare di quelli cinesi. I metodi schiavistici praticati nello stabilimento (turni massacranti e senza pause, spesso 7 giorni su 7, e severe punizioni) sono provate da un’alta percentuale di suicidi tra i suoi dipendenti, l’ultimo dei quali, il quattordicesimo, era un operaio cinese ventenne che lavorava presso la nuova fabbrica di Chengdu, che si è ucciso dopo che il suo supervisiore gli ha fatto lavare i bagni come punizione. Nell’impianto, appena dieci giorni fa, è avvenuta un’esplosione che ha ucciso tre operai e ne ha feriti altri sedici, alcuni dei quali molto gravemente. L’azienda declina le responsabilità per la serie di suicidi, ma ha alzato i salari nella speranza di fermare questo trend, cosa che sta creando problemi etici a grossi marchi internazionali come Apple, Sony, Dell, HP, Nintendo che sono suoi clienti primari. Secondo le accuse di molti attivisti, la politica aziendale di violazione sistematica dei diritti umani prevedeva anche giovani operaie e operai “incatenati” alle linee produttive che sfornano milioni dei gadget tecnologici più moderni. Dopo l’esplosione, l’azienda aveva anche deciso di chiudere la fabbrica per permettere di accertare le cause dell’incidente, provvedimento che farebbe slittare la produzione del nuovo iPad 2 Apple, con l’uscita di mezzo milione di pezzi in meno dalle linee di produzione. Il Governo cinese, intanto, ha chiesto a Foxconn e alle altre aziende taiwanesi nel Paese di tenere in maggior conto la sicurezza dei lavoratori. Ci sarebbe da dire: da che pulpito!..

(Pierluigi Solieri)

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