Radicova e Putin discutono di energia, ferrovia a scartamento largo e del ‘68

In cima all’agenda dei negoziati tra il Primo Ministro slovacco Iveta Radicova e la sua controparte russa Vladimir Putin nella sua breve visita nella capitale della Slovacchia c’erano le consegne di gas naturale e la lettera di invito del 1968 che portò all’invasione di trupper del Patto di Varsavia nell’allora Cecoslovacchia. Putin si è recato a Bratislava venerdì per promuovere il suo Paese come prossima Nazione ospite dei Campionati del Mondo di hockey del 2016. La Russia si è aggiudicata la candidatura battendo gli altri offerenti, Danimarca e Ucraina, che hanno ritirato le loro candidature durante il congresso della Federazione internazionale di hockey su ghiaccio che si teneva quel giorno a Bratislava.

La Radicova ha detto che Putin ha fornito rassicurazioni alla Slovacchia che i problemi avuti nelle forniture di gas naturale non si ripeteranno mentre egli ritiene molto importante la diversificazione dei percorsi per prevenire la situazione che accadde in passato quando, nel gennaio 2009 in seguito a conti aperti e non pagati dall’Ucraina, Mosca decise di tagliare gli approvvigionamenti di gas dai condotti in transito in Ucraina, con la conseguenza di privare del combustibile parecchi Paesi dell’Europa centrale, tra i quali la Slovacchia, che al tempo non aveva messo in conto di dover sstoccare riserve sufficienti di gas.

La Radicova ha parlato con Putin dell’oleodotto Druzhba di petrolio greggio e di nuovi percorsi energetici in preparazione. I due Primi Ministri hanno anche discusso della ferrovia a scartamento largo il cui progetto prevede di congiungere l’Europa con l’Asia attraverso la Russia, dell’energia nucleare e il suo futuro, il progetto russo-slovacco del ciclotrone e di tecnologie militari e licenze, come ha informato l’Ufficio di Gabinetto slovacco.

La Radicova ha poi aperto l’argomento della lettera a Mosca del 1968, e Putin in risposta ha detto di comprendere bene il tema proposto e che si preoccuperà di procurare documenti concreti, in caso esistano, alla Slovacchia. Si parla della lettera che alti dirigenti comunisti (tra i quali Vasil Bilak, allora segretario del Partito Comunista Slovacco e scomparso di recente), inviarono a Mosca a Leonid Breznev spiegando la situazione che si era creata con le aperture di Dubcek nel corso della cosiddetta Primavera di Praga a partire dal gennaio 1968, chiedendo l’aiuto del gigante sovietico e dei Paesi satelliti per riprendere il controllo della società che a sentir loro si stava disgregando «sotto la pressione delle forze di destra» che a sentire loro controllavano i media, con un concreto «pericolo minaccioso di controrivoluzione». La lettera è stata a lungo “usata” dall’Unione Sovietica come scusa quale “invito” per intervenire con le proprie truppe, oltre a quelle di altri Paesi del Patto di Varsavia, riportando nell’agosto 1968 il controllo totale della Cecoslovacchia in mani “sicure” e dando via alla cosiddetta stagione della “normalizzazione”. Bilak, che per l’ultima volta fece una dichiarazione ai media nel 1998 – all’agenzia Tasr – disse che non poteva confessare quello che non aveva mai fatto, ma nei fatti fu uno dei maggiori oppositori della linea di apertura di Dubcek, al tempo segretario generale del Partico Comunista Cecoslovacco, e suo vicino di casa a Bratislava: ironia vuole che Bilak e Dubcek vivessero sulla stessa strada sulla collina di Koliba.

Gli argomenti tracciati in questo breve incontro, durato mezz’ora, verranno trattati e approfonditi nella visita ufficiale in Russia della Radicova prevista per il prossimo autunno.

(Fonte webnoviny.sk, La Redazione)

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