I saw a film, today…oh. Boy!

In questo modo iniziava una famosa canzone dei Beatles, inserita nel celeberrimo disco “Sergeant Pepper…” eccetera. Il titolo era molto lungo, le canzoni visionarie, cerebrali, psichedeliche. Tutto questo per dire che associo quella canzone ad un film che ho visto qualche giorno fa: “Source Code” e che mi ha colpito, non per l’idea della trama (non proprio originale) e non per gli effetti speciali, ma perché affronta, sia pur in chiave militaresca e semplicistica, un tema difficile: la morte. La morte fisica, cerebrale. Il coma, e ci fa supporre che un giorno, la nostra memoria potrebbe essere usata dai governi per scopi più o meno nobili.

Il Governo degli Stati Uniti scopre come risalire agli organizzatori di attentati terroristici, utilizzando la memoria di soldati così gravemente feriti da rimanere in stato di “morte cerebrale”, ma con zone di memoria non danneggiate. Utilizzando queste zone, il soldato può essere rimandato indietro nel tempo per 8 minuti soltanto. Giusto il tempo per rivivere innumerevoli volte gli ultimi 8 minuti prima dell’attentato e in questo lasso di tempo scoprire il colpevole evitando altre esplosioni ed altre morti..

Il protagonista del film (Jake Gyllenhaal, complimenti per l’interpretazione efficace) è un ufficiale dei Marines, rimasto gravemente ferito in combattimento, con danni irreversibili al cervello; egli si risveglia in un treno, a fianco di una ragazza che non ha mai visto, ma che sembra riconoscerlo. Otto minuti dopo, il treno esplode.

La trama continua, affascina e coinvolge, evidenzia il contrasto fra il bene ed il male (l’ufficiale addetta ai controlli dei “viaggi” ed il superiore afflitto da manie di grandezza), ma pone due domande interessanti ed allo stesso tempo inquietanti.

Possono i governi, appropriarsi delle spoglie mortali sia pur di soldati ed utilizzare “quel che resta” del loro cervello per scopi più o meno nobili? Fino a che punto, questo è lecito? A parte il fatto che la coscienza  non “sembra” essere localizzata in un’area limitata del cervello umano, ma “sembra” (sì, ancora…) essere il frutto finale di più attività, non sono favorevole verso questo tipo di tentativi, operazioni.  Nessuno dovrebbe, non è etico, penso sia necessario porre dei limiti ai poteri dei governi, soprattutto in campi che investono la coscienza umana e l’intima essenza del sé.

La seconda domanda, e forse la più importante, riguarda quello che succede quando si stacca la spina, dopo la morte; esiste un “al di là”? Un’altra dimensione? Molte altre? Il nulla… lampadina spenta e niente più? Una “zona” in cui, volendolo fortemente, ci si possa costruire un’altra esistenza, magari correggendo i propri errori, dando “vita”, appunto, ai nostri sogni?

Sono domande a cui nessuno oggi, credo, possa dare una risposta; per il momento, andate a guardare il film: ne vale davvero la pena.

Source Code (Duncan Jones, 2011) è in uscita in questi giorni sugli schermi italiani.

Film del genere correlati (e consigliati…): Hereafter (Clint Eastwood, 2010), Dejà Vu (Tony Scott, 2006), Inception (Christopher Nolan, 2010).
Links: http://it.wikipedia.org/wiki/Esperienze_ai_confini_della_morte.

(Franco Wendler)

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