Greenpeace porta a Bratislava le immagini di Chernobyl a 25 anni dal disastro

Una mostra fotografica su Chernobyl è stata aperta Martedì nella piazza principale, Hlavne Namestie, di Bratislava, ci ha informato il portavoce di Greenpeace Lucia Szabova, a 25 anni esatti dall’incidente nucleare al confine tra Ucraina e Bielorussia. Lo ricordiamo in tanti, era il 26 Aprile 1986 quando un test nella centrale atomica sovietica locale portò all’aumento incontrollato della temperatura del nocciolo del reattore 4 con conseguente blocco del sistema di raffreddamento ed esplosione che scoperchiò il reattore.

Le immagini e i ritratti di Robert Knoth, a 25 anni da quei fatti, parlano del destino della gente che sta subendo gli effetti della catastrofe ancora un quarto di secolo dopo, rivelando gli effetti della radioattività che ancora contamina la popolazione locale. «Un gruppo di esperti di Greenpeace in Marzo ha visitato un certo numero di città nelle province di Rivne e Zhitomyr per condurre test sul cibo che è ingerito regolarmente dai locali. Perfino 25 anni dopo, le persone che vivono a centinaia di chilometri da Chernobyl sono esposte ai pericolosi livelli di radiazioni consumando i prodotti alimentari disponibili localmente», spiega Andrea Zlatnanska di Greenpeace.

«I livelli più critici di radiazioni sono stati scoperti in cibi di uso comune come latte, frutti di bosco e funghi che in molti casi trasgrediscono le leggi ucraine», ha aggiunto. La Zatlanska ha criticato il Governo ucraino per aver cessato di monitorare i livelli di radioattività in queste aree, indicando tale decisione come prematura e pericolosa.

La fuoriuscita radioattiva a seguito dell’esplosione di Chernoby ha contaminato 18 mila chilometri quadrati di terreni agricoli e circa 35.000 chilometri quadrati di foresta.

Oggi a Fukushima, nel nord-est del Giappone, si sta sperimentando qualcosa di simile, anche se su scala minore. C’è da mettere in evidenza che una generazione dopo, e nonostante la democrazia avanzata che vige nel Paese del Sol Levante, le autorità ancora una volta – come successe nell’Unione Sovietica di allora – hanno tenuto nascosto finchè è stato possibile il reale livello di pericolo della situazione, sottovalutandolo ampiamente e mettendo a serissimo rischio le vite di centinaia di migliaia di abitanti delle zone vicine alla centrale.

(Fonte Greenpeace, La Redazione)

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