Mediterraneo & Africa. E l’Europa?

Prima L’Egitto. Poi la Tunisia. La Libia, per non parlare dello Yemen, di Abu Dhabi, della Siria. Sommovimenti in Algeria, in Marocco. Centinaia di migliaia di persone si battono, combattono e molti muoiono per avere libertà, istruzione, lavoro, mettono alla berlina quelli che fino ad oggi li hanno derubati della dignità, dell’orgoglio, delle loro ricchezze, accumulando patrimoni incalcolabili, sepolti nelle banche europee.

Vedo in questo fenomeno un parallelo con quanto accaduto molti anni fa con il Muro di Berlino; quei fatti provocarono eventi che hanno effetti ancora oggi. L’Europa affrontò con coraggio quei giorni e più di tutte le Nazioni, la Germania trovò la forza di risolvere (e con successo) gli enormi problemi posti dalla riunificazione.

Non riscontro però oggi lo stesso coraggio e la stessa determinazione di allora da parte dell’Europa, quella stessa Europa che fino a poco tempo fa ha sostenuto, riconoscendoli, quegli stessi dittatori nordafricani che oggi vengono combattuti e bombardati.

Assistiamo a una polemica sui numeri degli sfollati, ascoltiamo una classe dirigente europea fare dichiarazioni che paiono mirare più a obbiettivi propagandistici che altro. L’Italia chiede a gran voce aiuto alla Comunità Europea, dimenticando che la Germania ospita 7 milioni di immigrati, la Spagna 5 milioni, noi solo 4 e che tanti anni fa noi stessi chiedemmo aiuto ed ospitalità. Nazioni europee hanno recentissimamente accolto un numero di fuoriusciti notevolmente più alto (cinquecentomila, dai Balcani) di quanto abbiamo fatto noi.

Sembra che la Comunità Europea sia stata prontissima a intervenire in favore di Stati con enormi problemi economici e di grandi banche, facendo pagare ai cittadini due volte per una crisi scatenata dalle stesse banche; molto meno pronta in questa situazione di emergenza. Pronta a lanciare i propri caccia militari a sganciare missili e bombe; meno pronta ad unirsi nel varare programmi di intervento comuni e più intelligenti delle bombe che sganciamo.

Queste persone, questi profughi, arrivano nel nostro Paese ed in genere in Europa cercando lavoro ed umanità e su questo non credo ci siano dubbi; e lo cercano qui perché laggiù non ci sono condizioni che permettono lavoro e libertà. Finiscono invece nelle mani di bande di criminali che approfittano della loro disperazione, finiscono la loro vita nelle acque del Mediterraneo, sugli scogli di Lampedusa o in “lager” come quello di Manduria (Italia).

Allora forse nei Paesi del Nord Africa bisognerebbe fare qualcosa per incentivare la crescita, il lavoro, l’industria, mettere in piedi una sorta di Piano Marshall in loro favore. Non denaro (la storia insegna che non ha mai aiutato nessuno), ma investimenti, istruzione: insegniamo loro mestieri, portiamo laggiù la nostra tecnologia, le telecomunicazioni, la nostra agricoltura avanzata, aiutiamoli a vincere il deserto.

Penso che questi siano i metodi vincenti contro questo “tsunami umano”; abbiamo, credo, il dovere di aiutare questi Paesi, mediterranei e quindi nostri vicini, autonomi ed in grado di offrire ai propri cittadini la scelta di rimanere nelle proprie case e di vivere decentemente.

E forse, così facendo, chissà che il futuro non sia migliore anche per noi.

(Franco Wendler)

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