Ultimo addio oggi a Bratislava a Peter Dubcek, figlio dello statista Alexander

Si è tenuta questa mattina al Krematorium di Bratislava la cerimonia funebre con rito evangelico per Peter Dubcek, scomparso a 61 anni la scorsa settimana. Oltre alla moglie, al giovane figlio Peter jr. e alla famiglia al completo con gli amici più intimi, sono intervenute anche alcune autorità del mondo politico, delle amministrazioni locali e del mondo accademico, tra i quali il Governatore della Regione autonoma di Bratislava Pavol Freso, il Sindaco della Capitale Milan Ftacnik, il Rettore dell’Università Dubcek di Trencin Ivan Kneppo, il Sindaco del Comune di Uhrovec, località che ha dato i natali ad Alexander Dubcek e all’eroe del movimento risorgimentale slovacco e padre della lingua slovacca moderna Ludovit Stur. Peraltro, caso incredibile, entrambi nati nella stessa abitazione anche se a oltre un secolo di distanza.

Il Governatore Pavol Freso nel suo intervento ha sottolineato che la vita di Peter Dubcek si è svolta senza polemiche e scandali, «esempio illuminante di come si possa fare politica anche con il cuore, cosa che per una persona che porta il cognome Dubcek è con probabilità anche la sua maggiore missione. I valori coi quali ha vissuto proseguendo la tradizione del padre Alexander», ha concluso Freso, «rimarranno saldamente radicati nei nostri cuori».

Tra gli altri saluti e ricordi vogliamo citare quello dell’Università di Bologna, Istituto dove il padre Alexander Dubcek fu insignito nel 1988 del dottorato honoris causa in scienze politiche, in occasione dei 900 anni dell’Università petroniana. Alexander Dubcek in quella occasione impressionò molti, e il suo viaggio in Italia – pur costellato dalle difficoltà create dalle autorità cecoslovacche che lo avevano confinato nell’ombra per vent’anni e lo tenerono sotto controllo su e giù per tutto lo stivale – ha lasciato il segno in alcune delle persone che incontrò allora. Fra questi, anche l’odierno Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano.

Nel messagio ai famigliari letto dall’ex studente dell’Ateneo Rastislav Bartakovic, il Rettore Ivano Dionigi si è idealmente congiunto coi suoi predecessori Pier Ugo Calzolari e Fabio Roversi Monaco per esprimere le più profonde condoglianze alla famiglia e dichiarare «il grande apprezzamento per lo sforzo di Peter Dubcek, insieme ai fratelli, nel compimento degli ideali di umanesimo e gli sforzi per una società migliore, nello spirito del messaggio del loro padre, grande personalità del popolo slovacco». Nel messaggio viene espresso anche il saluto di Romano Prodi e Umberto Eco, professori di Alma Mater che accolsero Alexander Dubcek a Bologna oltre vent’anni fa, e un saluto cordiale e particolare da parte del professor Guido Gambetta, promotore dell’iniziativa bolognese del 1988 e che è sempre stato vicino in tutti questi anni alla famiglia.

Tra le altre personalità presenti si è fatto anche notare – in negativo – l’ex Ministro degli Interni Robert Kalinak (Smer-SD), accompagnato da un deputato collega di partito, che dopo aver firmato il libro di condoglianze si è volatilizzato prima della cerimonia, scusandosi al volo con qualche presente per una votazione che stava per essere indetta in Parlamento… Pare che anche il presidente di Smer Robert Fico, partito del quale Peter Dubcek era membro, avesse voluto partecipare, ma non abbia potuto perché in Parlamento era in programma la discussione di un progetto di legge del quale lui era relatore.

Ora fa un vero dispiacere che, al cospetto della scomparsa – prematura – di un Dubcek, nome che ancora oggi tanta risonanza regala alla Slovacchia, la politica non abbia il coraggio e il buon senso di fermarsi e riflettere un attimo. Non è possibile credere che i deputati slovacchi non abbiano sentito la necessità di sospendere i lavori parlamentari per lasciare chi volesse, del tutto liberamente, partecipare alle esequie di un tale noto rappresentante della società civile (il nome slovacco più conosciuto nel mondo!). Ritengo che non sia nemmeno una questione di colore politico. Oggi comanda la destra, e una destra che non di rado ha dimostrato poca sensibilità per la storia del Paese, ma nulla sarebbe cambiato, ritengo, se al timone fosse stata la sinistra. Dunque, un due in pagella a questi “rappresentanti” della Slovacchia moderna non glie lo leva nessuno.

Peter Dubcek è morto il 30 Marzo dopo una lunga malattia. Era Consigliere regionale di Bratislava al secondo mandato, e dallo scorso anno anche Consigliere comunale della Capitale. Peter, secondo figlio di Alexander Dubcek, era nato il 18 Febbraio 1950, e lascia la moglie Maria di 44 anni e il figlio Peter jr. di 10, con i quali abitava a Bratislava in zona Karlova Ves. Dubcek si è spesso recato a rappresentare la Regione di Bratislava in giro per l’Europa, in particolare in Italia, dove era presente anche a Venezia nel 2008 per l’accordo siglato con la Regione Veneto.

A propagare la memoria del padre rimangono ora i fratelli Pavol, medico chirugo, promotore di molte iniziative legate alla figura dello statista e presidente della Società Alexander Dubcek, e Milan, diplomatico, già Ambasciatore in Israele, ora in missione come capo delegazione in Etiopia.

(Pierluigi Solieri)

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