I produttori agroalimentari chiedono all’UE una politica agricola europea che garantisca pari opportunità

Nella discussione in corso sul futuro della politica comune agricola europea (PAC), i rappresentanti delle Camere agricole di Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca, che si sono incontrati ieri a Besenova (regione di Zilina), affermano che Bruxelles deve prendere in considerazione il divario sempre più ampio tra est e ovest dell’Europa.

«Dopo il 2013 dobbiamo assolutamente affrancarci dalla corrente politica agricola, davvero discriminatoria, fissata dall’Unione, perché così di va a morire. Abbiamo bisogno di condizioni di totale parità ed equità e meccanismi di sostegno per tutti [gli agricoltori], a prescindere da qualsiasi principio storico», ha detto il presidente della Camera slovacca dell’agricoltura e dell’alimentazione Milan Semancik.

Il suo omologo ceco Jan Veleba ha vede il prossimo periodo di bilancio dell’UE (2014-2020) come critico. «Abbiamo accolto con piacere la nostra adesione all’UE [nel Maggio 2004], aspettandoci che le cose sarebbero migliorate, ma da allora abbiamo soltanto visto una rapida diminuzione della nostra produzione», ha detto Veleba.

I produttori agricoli sono d’accordo che l’estensione del periodo di transizione di altri sette anni è assolutamente inaccettabile, e vogliono vedere la rimozione di tutte le differenze. «Gli agricoltori slovacchi ricevono meno di un terzo delle sovvenzioni dell’UE rispetto a quanto arriva ai colleghi austriaci», ha sottolineato Semancik. «Non sono perciò in grado di competere su un mercato aperto alla libera circolazione degli scambi con tali condizioni discriminatorie», ha aggiunto.

(Fonte TASR)

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