Hrusovsky: la legge sulle lingue minoritarie suscita inutili emozioni

La proposta di modifica alla legge sull’uso delle lingue delle minoranze etniche sta suscitando emozioni inutili, ha detto ieri in Assemblea il vicepresidente del Parlamento Pavol Hrusovsky (Cristiano-Democratici / KDH). «Dire che le relazioni slovacco-ungheresi non sono soddisfacenti,  soprattutto a livello politico, che vi piaccia o no è un segno del nostro senso di responsabilità», ha detto Hrusovsky. Lui si è detto convinto dell’impossibilità di risolvere i problemi senza andarsi a rivedere le questioni del passato che hanno riguardato anche le relazioni slovacco-ungheresi.

L’emendamento stabilisce che una minoranza debba essere almeno il 15% della popolazione di un comune perché possa essere utilizzata la sua lingua nei contatti ufficiali. La soglia è attualmente del 20%, e la Coalizione ha raggiunto il compromesso del 15% contro una richiesta ancora più ridotta (del 10%) da parte del partito etnico ungherese Most-Hid. La modifica cambierebbe la situazione anche in alcune zone di Bratislava e Kosice.

Hrusovsky ha ricordato la storia comune all’interno di un unico Stato, in cui slovacchi e ungheresi hanno vissuto insieme eventi storici. Allo stesso tempo, però, la coesistenza è stata segnata anche da conflitti e incomprensioni. «Non possiamo cambiare il passato, possiamo solo accettarlo e cercare insieme misure per creare un futuro meno difficile», ha detto Hrusovsky.

Il deputato dell’opposizione Dusan Jarjabek (Smer-SD) ha convenuto con lui in linea di principio, dicendo però che le sue «osservazioni filosofiche» non affrontano i veri problemi riguardanti la legge in esame. Jarjabek ha spiegato che lui ancora non sa chi dovrebbe beneficiare dell’emendamento e perché dovrebbe essere adottato in questo momento. Il presidente del partito etnico Most-Hid, Bela Bugar, ha applaudito il discorso di Hrusovsky, specificando che l’emendamento è necessario perché le minoranze si possano «sentire a casa e come parte formante della Repubblica Slovacca».

In una conferenza stampa tenuta nel corso del dibattimento, il leader dell’opposizione Robert Fico (Smer-SD) ha affermato che l’approccio adottato dal Governo fino ad oggi non ha portato da nessuna parte. «Vogliamo che il Governo prenda provvedimenti, articolando chiaramente la sua posizione nei confronti della situazione» creata dalla politica del Premier ungherese Orban, e chiede al Governo, a «nome dei cittadini slovacchi», «di utilizzare tutti gli strumenti diplomatici che abbiamo come membro dell’UE e della NATO». Il Governo dovrebbe finalmente iniziare a parlare nelle sedi internazionali del pericolo della concessione del diritto di voto a persone che hanno ottenuto la cittadinanza ungherese sulla base di una legge fuori dagli standard, come quella sulla doppia cittadinanza.

Nelle proteste contro le manovre della maggioranza è da registrare anche il gesto plateale di Jan Slota, sanguigno leader del Partito Nazionale Slovacco (SNS), che l’altro ieri ha manifestato davanti al Parlamento con un gruppo di simpatizzanti, arrivando a sputare in direzione dell’edificio sostenendo che “non è più un Parlamento slovacco”. Il Presidente del Parlamento Richard Sulik lo ha apostrofato dicendo che «farebbe meglio a partecipare più spesso alle sedute parlamentari, che non stare fuori a gridare». «Dovrebbe essere grato di avere l’opportunità di partecipare al processo legislativo … sputare, lo possono fare tutti», ha concluso Sulik, per niente impressionato dal folklore di Slota.

(Fonte TASR)

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