Apre mercato del lavoro in Austria, ma si chiede pari stipendi alle ditte straniere che vi lavorano

L’apertura del mercato del lavoro austriaco ai cittadini dei nuovi Stati membri, dal 1° maggio 2011, può essere una grande opportunità per trovare lavoro anche per gli slovacchi. Secondo un’indagine effettuata da Trenkwalder Personaldienste GmbH tra 395 società austriache nel Febbraio di quest’anno, due terzi delle imprese austriache credono di poter trarre profitto dalla liberalizzazione del mercato del lavoro. Il 62% delle aziende austriache sentite nell’indagine non hanno escluso la possibilità di assumere dipendenti da questi Paesi.

Allo stesso tempo, però, l’Austria, proprio in vista dell’apertura ai lavoratori dei Paesi dell’est, ha recentemente varato una legge per tutelare i propri lavoratori, provvedimento che il Ministro slovacco dell’Economia, Juraj Miskov (SaS), è intenzionato a combattere. Secondo l’iniziativa dell’Austria, le aziende slovacche che fanno affari in Austria dovranno pagare ai loro dipendenti stipendi uguali a quelli che vengono pagati per lo stesso lavoro dalle imprese austriache.

Nello specifico, se una società di costruzioni slovacca che opera in Austria non aumenta i salari dei propri muratori alla pari di quelli dei muratori austriaci – compito difficilmente realizzabile dato il divario tra gli stipendi dei due Paesi – potrebbe trovarsi a dover pagare una multa di 50.000 euro o il divieto di prendere commesse in Austria.

Inoltre, le imprese straniere saranno tenute a fornire la documentazione dell’appalto alle autorità austriache in lingua tedesca, il che addosserà alle imprese straniere un ulteriore onere burocratico. «La legge è volta a tutelare i lavoratori in tutti i Paesi, e chiede che tutti ricevano stipendi adeguati», ha detto Walter Neubaer del Ministero del Lavoro austriaco.

«Il Ministero dell’Economia ritiene che questa legge sia un problema, e che le ammende vadano ben oltre le buone pratiche», ha detto il portavoce del Ministero, Robert Merva. Miskov dovrebbe discutere delle riserve della Slovacchia nei confronti della legge nel suo incontro con funzionari del governo austriaco il prossimo Lunedì. Il Governo slovacco potrebbe anche portare la questione a Bruxelles e far decidere alla Commissione Europea se la norma viola o meno le regole del lavoro dell’UE.

In un’intervista per il quotidiano Sme, il direttore della Camera di Commercio Ausstro-Slovacca (SROK) Josef Altenburger ha criticato la legge come discriminatoria nei confronti delle imprese straniere. Secondo lui viola le norme comunitarie che disciplinano la libera circolazione della manodopera, e ha predetto che le istituzioni UE la contrasteranno per non conformità.

A quella di Miskov si aggiunge la voce di Igor Stefanec, deputato SDKU-DS, che se da un lato dice che l’apertura dei mercati del lavoro di Germania e Austria dal 1° Maggio sono un segno tangibile che la Slovacchia ha compiuto la sua integrazione in Europa, afferma però anche che la mossa austriaca sulle nuove misure restrittive è una faccenda grave. «L’Austria ha deciso di sostituire una serie di restrizioni con un’altra. È tempo di rendersi conto che siamo tutti uguali nell’Unione Europea e che le stesse regole dovrebbero applicarsi a tutti. Ritengo le restrizioni che l’Austria vuole introdurre come discriminatorie e di nessun beneficio per gli imprenditori slovacchi o austriaci», ha detto Stefanec.

La rappresentante della Commissione Europea in Slovacchia, Andrea Elschekova-Matisova, ha detto che «la Commissione è consapevole di quello che sta succedendo in Austria, e ne segue l’evoluzione. È in attesa del testo finale della legge per svolgere su di essa un’analisi giuridica e stabilire se è in accordo con le direttive UE. Se non lo fossero, l’Austria sarà avvertita e dovrà cambiare» la proposta, ha detto.

(Fonte Sme, TASR)

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