Ancora monumenti controversi in Slovacchia, ancora polemiche

La statua di M.R.Stefanik a Bratislava

Dopo varie statue installate negli ultimissimi anni in Slovacchia, spesso con il beneplacito delle autorità locali o nazionali – e non di rado risorse pubbliche – che hanno portato un corteo di polemiche politiche e di attivisti della società civile (vedi questo articolo, e anche qui), nel Paese si apre una stagione nuova … ma con i vecchi vizi. Se in passato ci si è concentrati sulla storia antica del Paese (con puntate nel primo terzo del Novecento), si stanno infatti ora per “glorificare” due figure controverse della Seconda Guerra Mondiale: Ferdinand Durcansky (1906-1974) e Janos Eszterhazy (1901-1957), che sono stati compromessi con movimenti di tendenza fascista, pur se su fronti opposti, il primo ex Ministro slovacco degli Interni e degli Esteri, poi scappato in Argentina per sfuggire alla giustizia, e l’altro quale deputato pro-ungherese.

La cosa ha attirato anche l’attenzione del Wall Street Journal, che riporta nel suo blog “New Europe” il link ad un articolo del quotidiano slovacco Sme che titolava “I leade fascisti della Seconda Guerra Mondiale sono ancora eroi per qualcuno”.  Il busto di Eszterhazy è stato svelato ieri a Kosice, mentre di quello di Durcansky dovrebbe esserlo presto a Rajec, nella regione di Zilina.

È insorta l’Associazione dei combattenti per l’antifascismo, che ha fatto parlare il suo segretario Roman Hradecky: «L’Associazione è preoccupata dei crescenti sforzi per glorificare figure che hanno contribuito alla caduta di uno Stato democratico quale la Cecoslovacchia e la nascita invece di uno Stato autoritario slovacco negli anni 1939-1945», ha detto Hradecky. Sarebbe meglio concentrarsi sui valori legati alla lotta per la democrazia e contro il fascismo, valori condivisi e sui quali si basa la moderna Slovacchia, ha concluso.

La politica, in questo caso, sembra più cauta del solito. «Viviamo nel terzo millennio, e siamo circondati dalla crisi economica. La gente ha problemi di natura completamente diversa», ha detto Anna Belousovova, ex pasionaria del Partito Nazionale Slovacco (SNS), secondo la quale i politici che sono passati alla storia per la loro collaborazione con regimi fascisti non devono essere ricordati con monumenti nel presente. La sua opinione è condivisa anche da altri suoi colleghi parlamentari di altri partiti. «La gente dovrebbe pensare bene a quale busto stanno andando a scoprire», ha affermato il deputato del partito etnico-ungherese Most-Hid Gabor Gal. «La storia merita rispetto, ma non in modo da trasformarla in isteria», secondo il deputato del maggior partito di Coalizione, l’SDKU-DS Milan Gala. D’altra parte, però, sorge la voce della formazione extraparlamentare SMK, il partito etnico-ungherese più estremista che è stato al Governo due volte col centrodestra (1998-2006), che chiede la riabilitazione di Eszterhazy. «Era un umanista, era a favore di una pacifica coesistenza di slovacchi e ungheresi», ha detto il presidente di Jozsef Berenyi.

Il Sindaco di Kosice Richard Rasi (Smer-SD), che ieri non ha partecipato all’inaugurazione del busto del conte Esterhazy, aveva detto che è determinato a impedire che tali eventi si ripetano in futuro. «Elaboreremo una norma obbligatoria che permetta al Consiglio cittadino di valutare caso per caso con gli esperti riguardo a posizione, resa artistica, giustificazione storica e altri aspetti con largo anticipo», ha detto Rasi, che si è trovato con la questione già approvata quando è stato eletto nel Novembre scorso.

Secondo lo storico Ladislav Tajtar, vi è necessità di una visione sui due lati di Esterhazy. «Da un lato, è stato vittima del NKVD [il servizio segreto sovietico]. Dall’altra parte, è stato uno dei politici ungheresi più in vista in Slovacchia, che hanno sostenuto la politica revisionista dell’Ungheria di Horthy», ha detto Tajtar a Tasr. Tajtar ha ricordato che Esterhazy è stato coinvolto in attività volte a rompere gli equilibri dello Stato Cecoslovacco e ripristinare l’ex Regno d’Ungheria entro i suoi confini storici, con il sostegno della Germania di Hitler. «Alcuni storici slovacchi e ungheresi possono testimoniarlo, e anche io, perchè ho vissuto l’occupazione [ungherese] di Kosice come studente», dice Tajtar.

Secondo Kornelia Csalaova, del Club civile di Kosice, lo scoprimento del busto è un evento organizzato dal club con la famiglia Majors, proprietaria dell’edificio nella quale il busto è stato installato. «L’Ambasciata ungherese è stata menzionata sull’invito [alla manifestazione], ma solo perché ha organizzato una mostra itinerante su Esterhazy. [L’Ambasciata] non ha nulla a che fare con lo scoprimento del busto», ha detto la Csalaova.

(La Redazione, Fonte TASR)

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