Giuliano Montaldo gira “L’industriale”, ispirato da un imprenditore italiano in Slovacchia

Ha fatto la storia del cinema italiano con film come Sacco e Vanzetti, L’Agnese va a morire, Gli occhiali d’oro, e ora Giuliano Montaldo (81 anni compiuti pochi giorni fa, e 60 di carriera) si concentra sulla crisi economica e umana di un uomo costretto a licenziare i suoi operai. Il film s’intitola semplicemente L’industriale e ha per protagonista il bravissimo Pierfrancesco Favino. Il film, realizzato con un budget di 3 milioni di euro, verrà distribuito probabilmente dopo il Festival di Venezia per il quale dovrebbe essere pronto.

La storia è quella di Nicola, industriale a Torino di origini pugliesi, sposato ad un donna bella e molto ricca, che si trova faccia a faccia con una brutta crisi. Una debacle finanziaria che lo precipita nelle mani, strozzine, delle banche, e nell’angoscia di dover licenziare ottanta dipendenti, gente che lui conosce bene. Conosce famiglie, abitudini, dedizione al lavoro.

Ma quello che a noi interessa di più è che la sceneggiatura, scritta dal regista con il giornalista Andrea Purgatori (sceneggiatore, tra gli altri, de Il muro di gomma, Il giudice ragazzino, Vallanzasca, Fortapasc) è stata ispirata da un industriale di Brescia, che ha un’azienda in Slovacchia. Si chiama Luca Ruggenenti, impegnato nell’est della Slovacchia, non lontano dal confine con l’Ucraina, con una ditta di 70 dipendenti del settore fotovoltaico, lo stesso del protagonista del film. Ruggenenti ha messo la sua esperienza personale, di un’azienda di successo ereditata dal padre nel bresciano, con dipendenti che lo hanno visto crescere e che lui conosceva uno ad uno. «Alcuni dialoghi li ho scritti io, quelli con le banche soprattutto: con la mia azienda ho avuto problemi simili a quelli raccontati nel film, ora per fortuna superati», ha spiegato l’imprenditore bresciano. «L’idea del film è nata per caso, un paio d’anni fa nell’ambito del Premio Elsa Morante Cinema a Bratislava, di cui sono uno degli organizzatori. Ho conosciuto Purgatori: a lui è sembrata interessante la vita di uno come me, con i problemi che quotidianamente devo affrontare nel mio lavoro».

Montaldo ha voluto questo film per dimostrare che «il lavoro non significa solo profitto, soldi nelle tasche per fare acquisti, ma per avere un posto nel mondo, una coscienza di sé», come ha detto il protagonista Favino. «E nessuno, se non chi ha perso il lavoro, e magari ha cinquant’anni e nessuna nuova chance, sa veramente cosa significa trovarsi di punto in bianco, un giorno, a guardare il soffitto di casa propria, invece che essere tra i colleghi a lavorare», conclude l’attore, che per affrontare il film ha voluto approfondire il tema del lavoro e di cosa rappresenti per l’identità di una persona. «I suoi operai l’hanno visto crescere e lui non sa come guardarli negli occhi», spiega Montaldo, «è una storia come tante della crisi che viviamo».

(La Redazione, virgolettati da cinemaitaliano.info e cultframe.com)

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