Il periodo di prova non dovrebbe essere dipendente dall’ammontare dello stipendio

Il periodo di prova, il periodo di preavviso ed i straordinari sono fattori indipendenti dall’ammontare della propria busta paga. Il Ministero del Lavoro, che aveva inizialmente appoggiato queste proposte, se è distanziato. Il Ministro Jozef Mihal (SaS) ha dichiarato di non voler avanzare proposte che potrebbero essere bocciate dalle parti sociali. «Se nemmeno i datori di lavoro, né i sindacati accetteranno la differenziazione dei dipendenti a seconda di diversi criteri, come ad esempio la qualifica, lo stipendio oppure la posizione lavorativa, noi ovviamente non introdurremo queste modifiche al codice di lavoro per forza» ha sottolineato. Stando ai risultati del gruppo di lavoro “Codice del lavoro” infatti le associazioni dei datori di lavoro concordavano con i sindacati la loro posizione sfavorevole, seguita all’ammonizione giunta dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Mihal ha proposto che dovrebbero essere proprio i datori di lavoro ed i dipendenti a concordare i termini dei contratti in maniera tale che per legge possano essere stabiliti soltanto i termini massimi e minimi. «Si dovrebbe dare più peso alle concertazioni tra datori di lavoro e dipendenti a livello di contratti collettivi ed il Codice del Lavoro dovrebbe soltanto guidare le parti» ha aggiunto. Come ha spiegato il Direttore Esecutivo dell’Associazione dei Datori di Lavoro (AZZZ) Branislav Masar, se si differenziassero le posizioni a seconda dello stipendio di potrebbero creare differenze anche all’interno della stessa posizione in regioni diverse, visto che il criterio di categorizzazione sarebbe la busta paga percepita. «Non è un buon modello cercare la flessibilità tramite la categorizzazione degli stipendi, è meglio tentare la strada degli accordi di settore» ha dichiarato. Secondo Masar la differenziazione degli stipendi porterebbe svantaggio ai dipendenti, «significherebbe incertezza sulla propria posizione, visto che gli stipendi si cambiano in maniera dinamica» ha riportato, commentando che questo metodo di calcolo complicherebbe ulteriormente la burocrazia, in contro tendenza con l’obiettivo attuale del Governo e dello stesso Ministero. «Noi non siamo d’accordo per niente con la categorizzazione dei lavoratori, sarebbe un elemento di discriminazione. Da una parte è complicato proporre un sistema legale ad hoc ed inoltre ciò aumenterebbe il carico di lavoro amministrativo del datore di lavoro» ha elencato i motivi del no il vicepresidente dell’Associazione dei Sindacati (KOZ) Slovacchi Vladimir Mojs aggiungendo che questa proposta è anti costituzionale. Dello stesso parere anche il vicepresidente dell’Unione dei Datori di Lavoro della Repubblica (RUZ) Jozef Spirko, «le condizioni di tutti i lavoratori dovrebbero essere identiche nel Codice del Lavoro. Dall’altra parte i datori di lavoro sono convinti che per aumentare la flessibilità del lavoro e quindi combattere la disoccupazione servirebbe piuttosto che le competenze decisionali vengano spostate direttamente alle aziende, ovvero che gli accordi vengano stabiliti direttamente tra azienda e rappresentanti sindacali, visto che solo questi due soggetti conoscono le specifiche necessità dei dipendenti». Le proposte di modifiche al Codice del Lavoro erano state avanzate già a fine 2010, ma a dicembre i sindacati avevano lasciato il tavolo e minacciato proteste ed una petizione per il mantenimento dell’attuale Codice.

Fonte TASR

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