Tirana in tumulto: si sta allontanando dall’UE?

La tensione in Albania, scrive Mario Arpino in un interessante articolo su Affari Internazionali, rimane in secondo piano rispetto ai fatti del Cairo, ma dopo i moti del 21 Gennaio a Tirana la calma non ha intenzione di tornare. Il braccio di ferro tra il Premier Sali Berisha e il suo oppositore Edi Rama, capo del partito socialista e Sindaco della capitale, ormai sta spaccando in due il Paese delle Aquile. Nessuno dei due sembra voler cedere di un passo. Lo stallo mette a rischio il processo di integrazione dell’Albania nell’UE, processo già rallentato dal Commissario per l’Allargamento Stefan Fuele che non considerava realistica la richiesta albanese di completare il processo di adesione entro il 2014.

Il Governo in carica è sotto accusa, di corruzione e di illeggittimità, e l’opposizione chiede elezioni anticipate. La Polizia ha opposto un netto rifiuto all’arresto di alti funzionari governativi per le vittime di Gennaio, ordine arrivato dalla magistratura, ed Edi Rama, pur contrario a ogni violenza, ha assicurato che le dimostrazioni di piazza continueranno fino alla caduta del Governo Berisha e all’indizione di nuove elezioni. La vittoria del partito di Berisha nel Giugno 2009 non è mai stata accettata dai socialisti, nonostante gli osservatori internazionali di UE e OSCE avessero riferito di elezioni nel complesso regolari.

Lo stop alla procedura di adesione all’UE è uno smacco per quel 90% della popolazione che è a favore. I progressi economici del Paese sono stati però messi in ombra da una scarsa “chiarezza democratica”, che ha portato ad uno scollamento tra la gente e la classe politica. Le ingenti risorse già concesse al Paese per la modernizzazione nel corso del processo di avvicinamento all’Unione, stanno ora risvegliando certe voci in Commissione e Parlamento europei che chiederanno una verifica scrupolosa delle somme investite. L’Italia è invece preoccupata che il ritardo ulteriore possa allontanare pericolosamente l’Albania dall’Europa, dando fiato all’attivismo islamico presente nel nord del Paese. Qualcosa che, scrive Arpino, sta succedendo in qualche modo in Bosnia e Turchia. Il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini teme il peggio e invita fortemente a calma e ragionevolezza le parti albanesi oggi in subbuglio. L’Italia è primo partner commerciale di Tirana, e primo investitore e ha donato un miliardo di euro al Paese, diventandone anche il primo benefattore. Sono lontani gli anni delle “invasioni” via mare dei profughi albanesi: oggi la loro comunità in Italia, valutata in circa 430.000 regolari (su una popolazione albanese in Patria stimata nel 2010 a poco più di 3 milioni di abitanti – Fonte Cia Factbook-NdR) è, secondo la Caritas, la più integrata per lingua, lavoro e scolarità. Sono 20.000 gli studenti albanesi nelle università italiane. L’italiano, d’altro canto, è in corsa per diventare la lingua straniera maggiormente diffusa. Una soluzione indolore e che guardi al futuro, conclude Arpino, è che entrambi i leader, oggi “litiganti” lascino e si possa rinnovare la classe politica.

In un altro articolo di qualche giorno prima, Giuseppe Pennisi scriveva che oltre alla politica, le ragioni delle tensioni si potrebbero trovare nella scoperta alcuni anni fa di giacimenti di petrolio e gas naturale, dei quali a tutt’oggi non si conoscono dimensione e qualità delle riserve, e in un Paese in genere povero di risorse, questo potrebbe fare la differenza. Secondo una società di consulenza che ha prodotto una ricerca, i giacimenti di idrocarburi potrebbero essere i maggiori di tutta la regione, il che porterebbe a una drastica virata nelle prospettive del Paese.

Chi interessato può trovare gli articoli originali qui e qui.

(Fonte Affari Internazionali)

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