Il Gruppo di Visegrad compie 20 anni, ma ha ancora ragion d’essere?

V4, i Ministri degli Esteri

A vent’anni dall’istituzione del V4 (quest’anno infatti il Gruppo di Visegrad compie 20 candeline), sono pochi i cechi, ungheresi, polacchi e slovacchi che si considerano davvero “Homo Visegradicus”, come lo storico ungherese Robert Kiss Szeman chiamava ottimisticamente questa creatura fantastica. Ma a vent’anni dalla sua nascita, il Gruppo potrebbe avere la possibilità di rinnovare il suo scopo, ha scritto la scorsa settimana il Warsaw Business Journal in un articolo intitolato «Crisi d’identità per il V4?».

È generalmente accreditato il fatto che – dopo un avvio lento – il Gruppo ha aiutato a coordinare l’adesione dei quattro Paesi membri alla NATO (nel 2004 per la Slovacchia e nel 1999 per gli altri) e all’UE (per tutti nel 2004). Ma una volta completato questo importante compito, l’organizzazione si è trovata senza una concreta ragione d’essere.

Le incertezze che percorrono oggi l’Europa e la questione dell’importanza della NATO potrebbero fornire le giuste motivazioni per un rinnovato senso dell’associazione, come ha sostenuto Marko Papic della società di intelligence americana STRATFOR. «La situazione di incertezza geopolitica in Europa fa sì che parecchi gruppi geopolitici stiano emergendo, o, nel caso del Gruppo di Visegrad, riemergendo» ha detto Papic, che ritiene ci siano tre aree principali nelle quali la cooperazione tra gli Stati V4 potrebbe dare i suoi frutti: energia, difesa e politica europea.

Ma mentre i Paesi del V4 hanno recentemente rilasciato una dichiarazione comune per ridurre la dipendenza dal gas russo, e mirano a presentare un quadro unito presso gli ambienti UE, non è chiaro esattamente come si materializzerà la cooperazione energetica. Alcuni progetti citati dai membri V4, come ad esempio l’infrastruttura del gas LNG (gas naturale liquido) in Polonia, sono previsti per il consumo locale, piuttosto che vocati all’esportazione. Altri, come il gasdotto Nabucco, restano in fase di concept. Inoltre, dice sempre Papic, non è chiaro se le misure adottate dal Gruppo per migliorare la cooperazione per la sicurezza sono garantite da una volontà politica sufficiente per avere successo.

Anche se il Gruppo non si fa grandi vanti a livello politico, esso fornisce una piattaforma utile per la cooperazione all’interno dell’Unione Europea su questioni pratiche come l’energia e le questioni ambientali, secondo Bartlomiej Nowak, direttore esecutivo del Centro di Varsavia per le relazioni internazionali. «Rende la vita più facile» ai Paesi membri, ha detto.

Ma uno dei problemi più duraturi del Gruppo di Visegrad, ha detto Papic, è che non è composto di Stati di uguale peso. La Polonia, con una popolazione maggiore rispetto agli altri tre Paesi insieme, domina inevitabilmente l’alleanza. Ed è proprio la volonta che Varsavia è disposta a mettere nel lavoro comune, superando gli interessi nazionali divergenti, che resta da vedere.

(Fonte Warsaw Business Journal-Alice Trudelle)

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