L’ex leader comunista Bilak, “mandante” dell’invasione sovietica, non sarà processato

Vasil Bilak, 93 anni, ex leader del Partito Comunista di Slovacchia (KSS), non potrà mai essere ritenuto responsabile per il suo coinvolgimento nell’invasione della Cecoslovacchia nel 1968 da parte delle truppe del Patto di Varsavia, perché l’Ufficio del Procuratore speciale ha sospeso il procedimento contro di lui. Il quotidiano Sme, in articolo di prima pagina, ieri ha scritto che si è deciso di archiviare il caso perché alcuni testimoni chiave della Repubblica Ceca non sono più in vita.

Bilak, che è gravemente malato, vive in isolamento in una villa vicino al Castello di Bratislava. È l’ultimo superstite dei firmatari della cosiddetta “lettera di invito” nella quale la dirigenza comunista cecoslovacca chiese nel 1968 all’Unione Sovietica di usare tutti i mezzi disponibili per eliminare le forze liberali del Paese. I cechi che misero la loro firma alla lettera – Alois Indra, Oldrich Svestka, Antonin Kapek e Drahomír Kodler – sono ormai tutti morti.

Una nota ufficiale sulla decisione dell’ufficio del Procuratore speciale dovrebbe essere presto consegnata alla Polizia. Il Procuratore generale ha rifiutato di commentare la questione.

Bilak ha parlato delle indagini l’ultima volta con l’agenzia Tasr nel 1998. «Non posso confessare qualcosa che non ho mai fatto», aveva detto allora.

Vasil Bilak, un sarto, dal 1955 entrò negli alti ranghi del Partito Comunista in Slovacchia, e arrivò ad esserne segretario generale dal Gennaio all’Agosto 1968, la stessa posizione ricoperta da Alexander Dubcek nei cinque anni precedenti. Dubcek dal Gennaio 1968 divenne segretario generale a Praga, del Partito Comunista Cecoslovacco (KSC).

La visione del “socialismo dal volto umano” di Dubcek prese forma proprio in quei mesi, il periodo di disgelo chiamato Primavera di Praga, e si concluse drammaticamente con l’invasione sovietica il 21 Agosto 1968, quando le truppe del Patto di Varsavia, che si erano ammassate ai confini cecoslovacchi nei giorni precedenti, entrarono in contemporanea in tutto il Paese. Bilak, dell’ala conservativa del partito, vicino di casa di Dubcek (vivevano sulla stessa strada sulla collina Koliba di Bratislava), è stato uno dei maggiori oppositori della linea di apertura della Primavera, e dopo l’invasione partecipò alla cosiddetta “normalizzazione” di stampo sovietico. Rimase nel Presidium del Comitato centrale del partito fino al Dicembre 1988. Un anno dopo, sul vento della Rivoluzione di Velluto, venne espulso dal partito ormai in decomposizione.

(La Redazione)

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