Bratislava e Dubcek sono ora presenti nella toponomastica della Città Eterna

Il memoriale dedicato ad Alexander Dubcek (foto © Margareta Musilova)

Ieri, 20 Gennaio, a Roma è stato formalmente inaugurato un monumento dedicato ad Alexander Dubcek nella zona vicino al Ministero degli Affari Esteri italiano, dove si trova anche l’Ambasciata della Repubblica Slovacca. Un pilastro in travertino con il busto del grande statista slovacco è stato scoperto nello spazio che, sempre da ieri, porta il nome di “Largo Bratislava – Capitale della Repubblica Slovacca”. All’inaugurazione, che ha celebrato il 90simo anniversario  della nascita di Dubcek, erano presenti il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, il Ministro degli Esteri Franco Frattini, il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, la Presidente della Regione Lazio Renata Polverini e una serie di deputati e senatori e altri alti funzionari di ambienti politici ed economici. La delegazione slovacca è stata guidata dal Vicepresidente del Parlamento Pavol Hrusovsky, con il Segretario di Stato alla Cultura Natalia Cehlarikova, il presidente della Società Alexander Dubcek – Pavol Dubcek, e una delegazione del Comune di Bratislava composta dal Consigliere Peter Dubcek, altro figlio di Alexander, il capo di gabinetto del Sindaco Marian Miskanin, e Michal Stuska dell’ufficio stampa. Naturalmente, l’Ambasciatore slovacco in Italia Stanislav Vallo ha fatto gli onori di casa, assieme ad altri rappresentanti slovacchi in Italia, da Ambasciata e Consolati.

Il busto commemorativo di Dubcek, opera dello scultore Igor Mosny, è stato inaugurato da Pavol Hrusovsky con Gianni Alemanno, ed è stato reso possibile grazie al contributo finanziario dei Ministeri slovacchi degli Affari Esteri e della Cultura, dello sponsor Enel, della Regione di Bratislava e da molti donatori, tra i quali alcuni Consoli Onorari della Slovacchia in Italia, il cui nome sarà prossimamente pubblicato con una nuova installazione vicino al memoriale. Evocativi e di spessore gli interventi delle autorità italiane e slovacche presenti alla cerimonia.

Il Presidente della Repubblica Italiana con l'Ambasciatore Vallo (foto © Margareta Musilova)

«Il fatto che ci ritroviamo insieme dimostra come antiche contrapposizioni ideologiche siano state superate e davvero ci siano le basi affinche in Italia si riconosca un insieme di valori comuni…», ha detto il Presidente Napolitano. «È importante che i rappresentanti della Repubblica Slovacca e della Repubblica Italiana, si siano ritrovati», ha detto Napolitano prima di lasciare il luogo della cerimonia, «in un giudizio che valorizza, come è giusto, la personalità di Dubcek, che è stato davvero un campione degli ideali di libertà ed anche di autonomia e di indipendenza nazionale. Ho avuto la possibilità di conoscerlo e di stabilire con lui un rapporto in momenti difficili», ha spiegato con un ricordo commosso.

L’Ambasciatore di Slovacchia in Italia, Stanislav Vallo, ha ricordato come, già prima della caduta del Muro di Berlino e della Rivoluzione di Velluto, «l’Italia fu la prima Nazione a togliere il tabù su Dubcek», esiliato a Bratislava come un «uomo inesistente» dopo l’espulsione dal Partito Comunista Cecoslovacco per la sua opposizione a Mosca.

Per il Ministro Frattini, il busto in memoria di Dubcek «non serve solo a mantenere viva la memoria di uno statista, ma ci indica che è possibile ritrovarci nei valori condivisi a prescindere dello schieramento politico di provenienza». «Quei valori per i quali Dubcek ha lottato, dimostrando che chiunque sia pronto a impegnarsi e sacrificarsi per il pluralismo, per i diritti fondamentali dell’individuo, può identificarsi pienamente con l’eredità più alta e universale del liberalismo e della democrazia».

L'intervento del Ministro degli Esteri Frattini (foto © Margareta Musilova)

Frattini ha voluto sottolineare che «la repressione della Primavera di Praga rinsaldò l’opinione pubblica italiana nello sdegno per l’invasione, accresciuto poi dalla commozione per il tragico gesto di Jan Palach», e ha elogiato proprio il ruolo che Napolitano ebbe allora: «L’intervento militare dei Paesi del Patto di Varsavia spinse anche il Partito Comunista Italiano ad esprimere il suo grave dissenso. E ciò – voglio dirlo – per l’effetto determinante della posizione saggia e lungimirante del presidente Napolitano» , che all’epoca era dirigente del Pci, nell’atteggiamento verso l’Unione Sovietica. Il Parlamento italiano, ha ricordato Frattini, «fu unanime nella condanna dell’aggressione e nella solidarietà al popolo cecoslovacco».

Ecco perché, secondo Frattini, la presenza di Napolitano alla cerimonia ha «un significato che trascende il protocollo». «Vent’anni dopo la Primavera di Praga, il crollo del Muro di Berlino e la Rivoluzione di Velluto riunificarono l’Europa. Il lucido slancio europeista di Dubcek aveva vinto, ma non possiamo dimenticare che oggi il segno dell’unità, quasi ovvio per i più giovani, è figlio di un passato» segnato da «contrapposizioni che hanno diviso anche noi italiani».

«Dubcek è una figura esemplare per le nostre giovani generazioni, per la sua immagine di grande leader europeo», ha affermato nel suo intervento il Sindaco di Roma Gianni Alemanno. Per lui, «è indispensabile che i giovani possano guardare a modelli politici esemplari come quelli di Dubcek, uomo lucido e coraggioso che ha lottato per i valori della libertà in uno dei periodi più oscuri della storia moderna».

Il Sindaco di Roma Gianni Alemanno (foto © Margareta Musilova)

Sottolineando la valenza del luogo scelto per ospitare il monumento, «a fianco della Farnesina, sede del Ministero degli Esteri, luogo fisico dove si elabora la politica internazionale dell’Italia», il Sindaco ha espresso anche l’augurio, in vista della candidatura della capitale italiana alle Olimpiadi: «Speriamo che questo busto di Dubcek possa essere ammirato anche dai giovani atleti che gareggeranno ai giochi olimpici di Roma nel 2020».

Nel 1988 l’Università di Bologna conferì a Dubcek una laurea ad honorem, potendo così, come ha sottolineato il Presidente Ivan Gasparovic in un messaggio, «attirare l’attenzione del mondo sulla mancanza di libertà di cui soffrivano i cittadini cecoslovacchi a quel tempo». «Credo nella bontà dell’uomo», è la frase di Dubcek impressa su un lato del memoriale. Dubcek cercò, durante il periodo detto “Primavera di Praga”, di mettere in atto la “terza via” al comunismo. Gli ultimi anni della sua vita, ripudiato dal nuovo Stato cecoslovacco di impronta moscovita, la cosiddetta “normalizzazione”, li passò da manovale in una azienda forestale in Slovacchia. Solo con la nuova democrazia, nel 1989, potè tornare alla vita pubblica, e venne eletto Presidente del Parlamento con Vaclav Havel Presidente della Repubblica Federale Cecoslovacca. Morì nel 1992 in un incidente d’auto non ancora chiarito. In verità Alexander Dubcek è già presente nella toponomastica di Roma, a lui infatti è intestato un viale che si trova nel parco di Villa Ada.

Alexander Dubcek in una foto dell'epoca della Primavera di Praga

(La Redazione, fotografie di Margareta Musilova)

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