Miklos a Bruxelles: una estensione dell’EFSF va prima approvata dal Parlamento

I Ministri delle Finanze degli Stati membri dell’Unione Europea, che si sono incontrati ieri, stanno discutendo sul funzionamento futuro delle strutture di stabilizzazione finanziaria, e non solo se e come mettere più risorse nel meccanismo già definito dell’EFSF (European financial stability facility), ha detto il Ministro delle Finanze Ivan Miklos ieri dopo il vertice. La discussione è aperta, ma una proposta globale potrà essere presentata soltanto in uno dei prossimi vertici UE, di Febbraio o Marzo, ha detto il Ministro, che ha ripetuto che la posizione della Slovacchia sulla materia è da tempo chiara, e non c’è l’intenzione di cambiarla. «Non eravamo d’accordo con il piano di salvataggio della Grecia, e abbiamo anche espresso le nostre riserve verso l’EFSF, ma non abbiamo potuto scendere da un treno che era già stato messo in moto. Ma lo rispettiamo, e ne siamo parte, quindi in questo senso che non abbiamo dubbi», ha detto Miklos ai giornalisti al suo ritorno, facendo notare che, comunque, qualunque cambiamento al meccanismo di salvataggio, nella maggior parte dei paesi partecipanti – tra i quali la Slovacchia – dovrà essere approvato dai Parlamenti nazionali. Secondo Miklos, pur se potrà essere un boccone amaro, ha fiducia che la Coalizione di Governo slovacca potrà alla fine fare i necessari adeguamenti.

Pare però, a sentire il quotidiano Hospodarske Noviny, che il partito di Coalizione Libertà e Solidarietà (SaS) non abbia intenzione di sostenere un incremento del piano di salvataggio quando sarà sottoposto al Parlamento. A SaS non piace l’idea che la Slovacchia debba prestare ancora più denaro ai Paesi debitori del sud. «Questo non risolve i problemi, aumenta solo i debiti», ha detto il leader del partito Richard Sulik. Anche deputati di altri partiti della Coalizione non sarebbero felice dell’idea, ma nessuno ha finora detto apertamente che non sosterrà il provvedimento in Parlamento, anche se nessuno di loro ha nemmeno escluso un voto contrario.

A livello europeo, al momento, è in corso un braccio di ferro tra l’UE e la Germania. Se l’una, con il Presidente della Commissione Europea Barroso, intende spingere per aumentare al più presto il fondo salva-Stati, sostenuto dal Commissario Olli Rehn per gli Affari economici, temendo che presto Portogallo e Spagna possano richiedere l’intervento del fondo, la Germania tiene le fila di un gruppo dei “più virtuosi” del nord Europa, che vuole un forte inasprimento di sanzioni e un rafforzamento della governance economica dell’UE, rifiutando un approccio specifico e particolare solo per il fondo di salvataggio, che va inquadrato secondo la Germania in una riforma più vasta, che includa il Patto di Stabilità UE. È contro questa visione, invece, l’Italia, che con il Ministro Tremonti si oppone a forti impegni per esempio nella riduzione del debito. Se la proposta della Germania parla di un taglio del 5% del debito all’anno fino a raggiungere il 60% del PIL, Tremonti oppone che il debito pubblico non è il demonio, la crisi finanziaria globale è stata creata dalla finanza privata più che da quella pubblica, dunque guardare solo al debito è un errore. Del resto l’Italia, con un debito pubblico al 115% del PIL, da una manovra del genere avrebbe parecchio da soffrire.

(Fonte TASR, HN, La Redazione)

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