Andrea Cavalcanti gira un film per riavere il figlio rapito dalla madre slovacca

Andrea Cavalcanti, grafico di 38 anni di Carbonera (TV) gioca una nuova carta per riabbracciare il suo Samko. La giustizia gli ha dato ragione: il piccolo, 5 anni appena, gli è stato affidato dal tribunale di Treviso, e «dalla Repubblica Slovacca ho ottenuto la sentenza esecutiva di rimpatrio di mio figlio», dice Cavalcanti. Ma Anna, la mamma da cui Andrea sta divorziando, non ne vuol sapere. È fuggita da Carbonera con il piccolo nel Febbraio 2008. Approfittando dell’assenza del marito, ha fatto le valigie e ha abbandonato l’Italia.

Dapprima si è rifugiata a casa dei genitori, in Slovacchia, e poi è svanita nel nulla con il piccolo. Papà Andrea ha cercato ovunque il suo bimbo. Finora invano. Il suo grido di dolore è arrivato anche al Presidente Giorgio Napolitano. «Può per favore prendere in mano la situazione – ha scritto con il cuore in mano al capo dello Stato – e far sì che io, papà di Samko, riesca finalmente ad abbracciarlo nuovamente e possa contribuire alla sua educazione?». Si è appellato anche al ministro della giustizia Angelino Alfano. La resa è lontana, ma la fatica inizia a farsi sentire e la lontananza da Samko è sempre più dolorosa.

Nei giorni scorsi Andrea ha ultimato le riprese del film «Padri negati», dove interpreta la sua storia. Il cortometraggio, che martedì mattina sarà presentato a Radio Base Popolare, è stato girato a villa Wassermann di Giavera, sotto la regia di Giovan Battista Ciluffo. Andrea ne è il protagonista. Con lui recitano i dieci attori del laboratorio di cinema tenuto dallo stesso Ciluffo. «Ricordare davanti ad altri il mio Samko – racconta Cavalcanti – è stato toccante. Spero che il film serva a smuovere le coscienze e a ridarmi mio figlio».

Del cortometraggio si è già interessata l’associazione «Padri negati»: potrebbe diventare lo spot in una campagna di sensibilizzazione al problema dei figli rapiti. Una richiesta di visionarlo è arrivata anche dall’Asolo art film festival (Aiaf). Nel cortometraggio Andrea lancia il suo appello accorato: ridatemi Samko. Una ranocchia-giocattolo fa da filo conduttore alle riprese che si concludono con la lettura di una poesia scritta da Elisabetta Bordin, una mamma di Montebelluna, in memoria del figlio tragicamente perso nel 2007.

«La mia – racconta Andrea – è una storia come tante altre». Un grande amore tra due giovani di nazionalità diversa, sbocciato con la nascita del loro figlio e sfiorito con la fuga della mamma con il piccolo. Andrea lancia il suo grido di dolore, «stanco di dover attendere di sapere cosa sarà del futuro di mio figlio e mio».

(Alessia De Marchi,  “La Tribuna di Treviso”,
concesso a Buongiorno Slovacchia dal caporedattore Enrico Pucci)

Qui l’articolo originale.

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