Infinite varietà di bollicine. Un piacere per tutti i sensi

Sono molti i vini nobili che si contendono la dicitura ”il vino dei re – il re dei vini”: dall’oro liquido prodotto nella regione del Tokaj o nei pressi del Neusiedlersee, nella Mitteleuropa, fino all’estratto per eccellenza delle Langhe, o ancora ai più Classici dei Chianti nelle aristocratiche terre della Toscana. Ma il vero re fra tutte le bevande è uno solo – quello impreziosito da teorie di piccole e gioiose bollicine.

Chi non ha mai stappato una strabocchevole bottiglia di prezioso nettare ricco di eleganti bollicine spumeggianti? Persino gli astemi sono obbligati a brindare con le flùte dove si sprigionano le freschissime nuances che attendono di essere odorate con rituali festosi. L’esame visivo, olfattivo, saporifero e tattile tra il palato e la lingua, il suono soave delle affollate bollicine appagano la globalità dei sensi di ogni individuo.

Hubert in Slovacchia, Törlely in Ungheria, Freixenet in Spagna o Asti nel Piemonte o ancora Prosecco nel Veneto sono ormai divenuti sinonimi di spumante in casa propria e ben oltre i confini territoriali. Spumante in Italia, Sekt in Germania, Cava nella vicina Spagna e Schampaskoje della fredda Crimea sono invece sinonimi prossimi al seduttivo Champagne. Sentimenti positivi e gaudenti accomunano le bollicine a momenti festosi o lussuriosi; vini briosi prodotti ormai in ogni angolo della terra dall’Australia fino alla Repubblica Sudafricana, dove i vitigni internazionali come Chardonnay e i Pinot fanno da capostipiti nella produzione mondiale. Ma tutto cambia in Italia!

In questo Paese unico al mondo, dove la biodiversità è inesauribile e sconfinata, nonostante la contenuta dimensione di macchia Mediterranea, ogni regione offre una realtà differente e sempre aprezzabile.

Priè Blanc nella Valle d’Aosta; Brachetto, Moscato e Arneis nel Piemonte; Groppello, Marzemino, Barbera o Sangiovese nella Lombardia; Garganega, Prosecco, Corvina o Rondinella nel Veneto; Verduzzo Friulano e Moscato Rosa nel Friuli; Vermentino, Albarola e Bianchetta Genovese in Liguria; Trebbiano Toscano (procanico) e Grechetto in Toscana; Ortrugo, Bonarda, Lambrusco nell’Emilia e Trebbiano Romagnolo nella Romagna; Vernaccia nera di Serrapetrona, Passerina, Biancame e Ribona (Maceratino) e ovviamente Verdicchio nelle Marche; Cesanese e le Malvasie nel Lazio; Grechetto in Umbria; ancora Pecorino e Trebbiano nell’Abruzzo e Moscato nel Molise; Asprinio, Aglianico, Coda di Volpe, Greco, Fiano e Falanghina nella splendida Campania; Verdeca, Bianco d’Alessano, Bombini e Negro Amaro nelle Puglie; l’Aglianico, Greco e Malvasia Bianca nella piccola Basilicata; Grillo, Damaschino, Insolia, Grecanico e Nerello Mascalese o Zibibbo e Moscato d’Alessandria nella bellissima Sicilia e Torbato in Sardegna.

Chardonnay e tutti i tipi di Pinot non possono mancare in alcuna delle regioni italiane, ma le espressioni di eccellenza di questi vitigni risiedono in Trentino, Alto Adige e indubbiamente in Lombardia.

Infine ricordiamo a noi stessi che il primo moderno metodo di spumantizzazione dei vini, ovvero la rifermentazione in bottiglia per produrre eleganti bollicine, è stato trattato dal medico italiano Francesco Scacchi – nato a Fabriano nel 1577 – in un capitolo della sua opera “De Salubri Potu Dissertatio”, e non dal monaco francese Pérignon come tutti erroneamente credono.

(Eva Kottrova)

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