Giornalisti slovacchi: la legge ungherese sulla stampa è una via al totalitarismo

Viktor Orban alla presidenza UE

L’Associazione dei giornalisti slovacchi (Slovenska Asociacia Novinarov / SAN) ha denunciato oggi, tramite una dichiarazione del suo presidente Stefan Dlugolinsky, che la nuova legge che regola i media in Ungheria è sicuramente volta a tacere i critici, minaccia l’indipendenza delle redazioni e colpisce soprattutto la pluralità dell’informazione. «Con l’adozione della legge, viene introdotta in Ungheria una concentrazione di potere che porterà al rafforzamento del potere esecutivo e alla successiva creazione di uno Stato totalitario», ha affermato Dlugolinsky, avvertendo che la legge devia dagli standard europei di una stampa libera.

«I deputati del Parlamento ungherese, all’inizio del XXI° secolo, hanno adottato una norma giuridica che non ha alcun parallelo in Europa», sottolinea l’Associazione. Le normativa è stata approvata il 21 Dicembre del 2010. La legge obbliga tutti i tipi di media (anche quelli commerciali o diffusi soltanto via internet) a fornire notizie ‘bilanciate’, con forti sanzioni per chi dovesse ledere i cosiddetti interessi di Stato.

È di oggi, poche ore fa, la dichiarazione del Primo Ministro ungherese Viktor Orban, dal 1° Gennaio intitolato alla presidenza semestrale dell’Unione Europea, di essere pronto a modificare le norme sulla libertà di stampa se l’Unione lo riterrà necessario. Si è però allo stesso tempo detto certo che questo non avverrà. Lo ha fatto nel corso della conferenza stampa di apertura ufficiale del semestre di presidenza ungherese, con l’intento di calmare gli animi e non danneggiare fin dal principio il suo lavoro nella UE. Il paragrafo più controverso della nuova legislazione, secondo la Commissione Europea, sarebbe nella composizione del nuovo organo di controllo dei media, che non assicura alcuna equidistanza dal potere esecutivo.

Tra le misure adottate dalla nuova “legge bavaglio” ungherese, vi è la possibilità da parte dell’Autorità nazionale per le telecomunicazioni, nominata dal partito di maggioranza Fidesz, quello del Premier Viktor Orban, di sanzionare tutte le testate giornalistiche in caso di “violazione dell’interesse pubblico”. Tra le misure più restrittive:

–       la soppressione delle redazioni di giornali e radio, concentrando tutta l’informazione primaria sull’agenzia di stampa nazionale MTI, finanziata dallo Stato;
–       l’istituzione di un tetto del 20% per la cronaca nera nei telegiornali;
–       l’imposizione per le radio di inserire almeno il 40% di musica ungherese;
–       multe pesanti a tutti gli organi d’informazione nel caso di “violazione” di un non meglio specificato “interesse pubblico”, per articoli “non equilibrati politicamente” o “lesivi della dignità umana”, con cifre che vanno da 700 mila euro per le tv, a 89 mila per i giornali e siti internet;
–       l’obbligo per i giornalisti di rivelare le proprie fonti per questioni legate alla “sicurezza nazionale”.

E quest’ultimo provvedimento sarebbe davvero quello che rischia di minare alle fondamenta il diritto di essere informati per i cittadini ungheresi, in quanto la sicurezza nazionale sarà di volta in volta stabilita dal potere politico a seconda delle convenienze, che potrà arrivare sino alla confisca da parte delle autorità investigative degli strumenti e dei documenti del cronista anche prima di aver identificato un delitto.

(La Redazione)

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