Dzurinda: l’UE non fermi l’allargamento, ancora molto è da fare per un’Europa unita e libera

In un’intervista rilasciata all’agenzia Tasr, il Ministro degli Esteri slovacco Mikulas Dzurinda ha decisamente affermato che l’Unione Europea non deve fermare l’allargamento, includendo altri Paesi che si aspettano di essere parte di una delle maggiori economie del mondo. «Non abbiamo il diritto» di dire che l’Unione Europea sia stanca di allargamenti, ha detto, e ha ricordato le parole dell’ex presidente Usa George Bush Sr., che aveva detto che l’Europa deve essere “unita e libera”. «Credo che questo non sia ancora vero ma, dato che [nell’UE] mancano ancora i Balcani occidentali e alcuni dei Paesi parte di quello che noi chiamiamo il Partenariato orientale», ha detto. Il Partenariato orientale è un’associazione di intenti che l’Unione Europea ha concluso, in un vertice del Maggio 2009 a Praga, con i Paesi ad est dell’UE, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina.

Dzurinda si aspetta che, durante le presidenze dell’UE del 2011 di Ungheria e Polonia, che vedranno due Paesi dell’ex blocco comunista reggere l’Unione per due semestri consecutivi, la Croazia – il candidato al momento più avanti nel processo, possa completare i suoi negoziati per l’adesione all’Unione. E allo stesso modo, Dzurinda spera inizino presto i colloqui di adesione anche per la Serbia, che è al momento in attesa dello status di Paese candidato.

Il capo della diplomazia slovacca non nasconde poi di aspettarsi anche un futuro europeo per Macedonia e Bosnia-Erzegovina. «Non riesco però a dire oggi quanto avrà successo il compromesso finale tra Macedonia e Grecia» [riguardo al nome ufficiale della Macedonia], ha aggiunto. Alla Macedonia è stato riconosciuto lo status di Paese candidato nel mese di Dicembre 2005.

«Sarei anche felice se soprattutto Ucraina e Moldavia, che già rispondono ai criteri nonostante nessuno formalmente lo abbia richiesto loro, potranno proseguire il cammino europeo», ha detto poi Dzurinda. Nel caso della Turchia, invece, Dzurinda pensa che «la strada è più lunga» e che è importante stare attenti. Secondo lui, la Turchia dovrebbe essere sostenuta nel fare le riforme, ma deve essere presa in considerazione anche la grande differenza culturale esistente con il resto dell’UE. «La decisione finale avrà un carattere politico e ogni Paese dell’Unione la considererà con sensibilità. Ma una cosa è certa: abbiamo un enorme interesse in buone relazioni con la Turchia», ha concluso Dzurinda.

(Fonte TASR)

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