Simon: in Slovacchia solo il 2% del PIL viene dall’industria di trasformazione alimentare

È un’anomalia il fatto che l’industria di trasformazione alimentare in Slovacchia partecipi al Prodotto Interno Lordo (PIL) del Paese soltanto per il 2%, ha detto ieri il Ministro dell’Agricoltura e Sviluppo rurale Zsolt Simon (Most-Hid). È una debolezza inspiegabile, «… non è normale», ha detto il Ministro, sottolineando che nella maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea la cifra è intorno al 10-15%. «È chiaro che produciamo derrate di base, ma i prodotti alimentari sono di importazione», ha detto Simon in un’intervista a Tasr. Secondo lui, dovrebbero essere sostenute maggiormente le vendite di prodotti regionali; ma la protezione del libero mercato ora prevale in misura eccessiva. «Per questa ragione intendiamo rimuovere le misure legislative che si situano al di sopra degli standard dell’Unione Europea, e che sono valide solo in Slovacchia», ha detto.

Riguardo ai motivi della scarsa competitività dei produttori slovacchi, Simon ha ricordato le pratiche per le quali, per esempio, i maiali sono allevati nella Slovacchia orientale, trasportati a ovest per essere macellati, trasportati di nuovo indietro a Kosice dove viene lavorata la carne, che però è poi venduta a Bratislava. Questa massimizzazione di inefficienze è stata importante nel far funzionare il sistema comunista pre-1989, ed è ancora esistente in questo settore. «Con questo sistema, e questa logica, non possiamo essere competitivi», ha detto, concludendo amaramente che al momento è più conveniente importare i prodotti dall’estero.

«Quando decideremo il nostro approccio ai prodotti regionali per i piccoli produttori potranno, nei fatti, essere considerate le particolarità regionali e questo sarà uno dei modi per aumentare la quantità di prodotti slovacchi sul mercato alimentare domestico», sostiene Simon, aggiungendo che gli alimenti devono essere prodotti su base regionale per i mercati regionali.

Un’altra cosa che Simon ritiene fondamentale, è che gli slovacchi dovrebbero diventare consumatori più consapevoli e preferire i prodotti slovacchi. «Questo è un modo col quale, indirettamente, potranno dare lavoro ai propri colleghi, vicini e amici, e non ai lavoratori tedeschi o austriaci, o a chiunque altro», ha concluso.

È un fatto che, al supermercato, si incontrano quasi soltanto prodotti alimentari di importazione con in particolare frutta e verdura che, oltre ad essere spesso brutti, di piccolo calibro e insapori (nonostante la scritta sul prodotto I. trieda – prima classe/qualità), e ad essere chiaramente non freschi e immagazzinati a lungo in frigoriferi, non sono nemmeno venduti a prezzi decenti. Lo stesso accade per le carni, che provengono da Paesi vicini, alcuni di questi nemmeno troppo affidabili per quanto riguarda la sicurezza alimentare. Speriamo che una politica forte di incentivi – pur nel rispetto degli obblighi al riguardo della UE – possa liberare il settore dalla dipendenza dall’estero, e dalla perversa sottomissione dalle catene distributive, che qui come altrove, e forse più, strozzano gli agricoltori. Purtroppo questo Governo, tra i suoi primi provvedimenti, ha cancellato l’aliquota IVA agevolata al 6% per la vendita “dal produttore al consumatore” dei prodotti agroalimentari, insomma le vendite ai privati realizzate nei cortili delle aziende agricole, portandola di botto al 20%, lo stesso tasso che viene applicato sulle auto di lusso.

(Fonte TASR)

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