Il Ministro Simon non vuole cedere terreni agli stranieri, e proroga di tre anni

Nonostante l’intenzione, già espressa dal Ministero dell’Agricoltura e da noi riportata qualche settimana fa, di non voler prolungare la moratoria al divieto di vendere terreni agricoli e boschivi a cittadini stranieri, il Ministro avrebbe sostenuto di voler invece applicare il provvedimento per altri tre anni, a partire dal Maggio del 2011, quando la sospensiva avrebbe dovuto terminare. Finora tali acquisti erano permessi soltanto alle società, e questa eccezione era stata concessa all’atto di ingresso della Repubblica Slovacca nell’Unione Europea nel Maggio 2004.

Il Ministro Zsolt Simon ha dunque smentito se stesso, cambiando idea dopo appena un paio di settimane. «Il Ministero farà richiesta alla Commissione Europea per un prolungamento del periodo di transizione di altri tre anni», come previsto dagli accordi d’ingresso nell’UE, ha dichiarato la portavoce del Ministero Monika Szabova. Il Ministro sarebbe giunto a questa conclusione dopo un’analisi dei passaggi di proprietà a favore di stranieri, valutando le differenze di prezzo tra i terreni dell’Europa occidentale e quelli dell’Europa centro-orientale, dunque in definitiva per tutelare gli interessi degli agricoltori. Agricoltori che fino ad ora hanno preferito le soluzioni del leasing o dell’affitto per mancanza di liquidità, al contrario degli acquirenti esteri. «Siamo su un mercato comune, qualcuno riceve 500 euro all’ettaro di sovvenzioni, noi solo 250», commenta Josef Svetlansky dell’Unione Polnohospodar (Agricoltore, in Italiano-NdR), e «se verranno venduti i terreni su cui sorgono le fattorie, gli agricoltori diventeranno mano d’opera a basso costo per gli operatori esteri». Secondo l’analista Peter Havel, circa il 90% degli agricoltori slovacchi vive su terreni in affitto, visto che all’estero l’affitto ed il costo dei terreni è molto superiore. Stando a Havel, comunque, fra tre anni «gli agricoltori non avranno molto capitale in più [rispetto ad oggi], per poter acquistare terreni in massa», indicando, quale vero motore di questo prolungamento, il populismo del Governo mascherato da difesa degli interessi nazionali.

Secondo la Camera dell’Agricoltura e dell’Industria Alimentare (SPPK), non basterà nemmeno questa misura, ma «è necessario lavorare sulla legislazione», dichiara il suo presidente Milan Semancik. Secondo gli esperti c’è forte interesse all’acquisto da parte degli olandesi, che soffrono di carenze di terreni. Inoltre è quasi unanime il parere che andrebbe bloccato per legge il cambio di destinazione d’uso, per evitare che terreni agricoli diventino col tempo edificabili.

Havel, inoltre, adduce ad esempio il Fondo territoriale francese che può decidere attivamente in materia, e boicottare di fatto gli investimenti stranieri. Contrario alle misure è invece Juraj Karpis, analista di INESS, che le ritiene «inique sia per i proprietari che per gli acquirenti, rendendo impossibile l’allocazione ottimale delle risorse ai proprietari, creando perdite economiche».

(L.R)

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