Eurozona: addio Corona, in Estonia nel 2011 arriva l’Euro

È stato un anno difficile per l’Euro, per la sopravvivenza di una moneta non del tutto amata, particolarmente da alcuni dei suoi Paesi fondatori, che hanno subito gli assalti della speculazione internazionale sulla valuta unica e dovuto far fronte con grandi sforzi ai problemi di default di Paesi come Grecia e Irlanda, con altri della cintura mediterranea che ancora sono a rischio. Il 2011 inizia però con una buona notizia: l’Estonia è nuovo membro dell’Eurozona, il diciassettesimo, che dal 1° Gennaio abbandona la sua Corona per adottare la moneta unica.

Un segnale di fiducia, si spera, sulla capacità di tenuta di Eurolandia che nel 2011 dovrà consolidare la sua risposta alla crisi, con una riforma della governance economica dell’Unione Europea e del suo Patto di stabilità e di crescita, e con la costituzione di un nuovo fondo ‘salva-Stati’ che sia permanente, dopo la scadenza dell’attuale EFSF, il Meccanismo europeo di stabilità finanziaria creato nella scorsa primavera in vista della crisi della Grecia, e che ha visto mettere in campo 750 miliardi di euro, con fondi dell’Unione e del Fondo Monetario Internazionale.

L’Estonia è il terzo Paese dell’ex blocco comunista ad adottare la moneta unica, dopo Slovenia e Slovacchia. Con il suo ingresso, sono 330 milioni i cittadini dell’UE che condividono la stessa moneta, un’area che ha un PIL complessivo di quasi 9.000 miliardi di euro, una ricchezza seconda solo agli Usa, ma davanti a Giappone e Cina.

La piccola repubblica baltica non si è lasciata spaventare dalle crisi finanziarie e dalle speculazioni che hanno percorso l’Europa in questi mesi, mentre altri Paesi, come Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, hanno invece rallentato la loro corsa verso la divisa europea. Varsavia ha posticipato l’ingresso al 2015. E se Praga non avrebbe intenzione di fissare un traguardo nei suoi prossimi quattro anni di mandato, il Governo conservatore ungherese di Viktor Orban vede un ingresso in Eurolandia del Paese come non più d’attualità. Due di questi Paesi, però, , Ungheria e Polonia, si divideranno nel 2011 i due semestri di presidenza dell’UE e la perplessità vige ora a Bruxelles: l’obiettivo prioritario di salvare “il soldato euro” sarà nelle mani di due Stati che non condividono la moneta unica.

Nonostante questo, il Ministro ungherese degli Esteri Jans Martonyi ha lanciato segnali rassicuranti nel presentare il programma della propria presidenza europea.«Non c’è niente di più importante che calmare i mercati e lasciarci la crisi alle spalle. Contiamo di arrivare al termine del nostro semestre, a fine Giugno, con tutte le leggi per la nuova governance e un maggiore coordinamento delle politiche economiche. Se ci riusciamo, avremo reso un grande servizio a tutta l’Unione Europea», ha dichiarato Martonyi. La bozza del nuovo Fondo permanente anti-crisi sarà discussa entro Marzo 2011, e per la stessa scadenza si dovrebbe anche definire la riforma del Patto di stabilità e di crescita. Tra le maggiori spine nel fianco del Consiglio d’Europa, e del suo Presidente Herman van Rompuy, sono le sanzioni che devono essere decise per i Paesi che non rispettano i vincoli di deficit e debito e i criteri con cui tenere in conto il debito privato, oltre che quello pubblico. Sanzioni che molti Governi dell’Europa settentrionale vorrebbero automatiche allo sforare dei limiti, mentre il blocco meridionale, quello con i conti meno in regola, chiede più cautela. Ma anche ieri, 28 Dicembre, arriva da Francoforte la voce di un consigliere della Banca Centrale Europea (BCE) a chiedere che le sanzioni siano perlomeno “quasi automatiche”, considerando i risultati del summit dicembrino dell’UE non abbastanza ambizioso per la garanzia di un funzionamento corretto e sicuro della moneta unica.

(La Redazione)

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*